Acqua

Dal mio monologo «Il latte versato», uno stralcio del quale ho già pubblicato QUI. È un componimento lungo in cui parlo, più che altro, di guerra, cambiamenti climatici e economia di mercato, tutte questioni stettamente legate fra loro.

È una distesa d’acqua molto bella,
ora che viene il sole,
ora che i raggi nuotano nell’acqua
e per le strade alluvionate, piene,
ecco distendersi viali di Venezia,
canali fatti d’acqua di Venezia,
solo che è terraferma, mica laguna con i remi.
E parlano le immagini allo schermo
di strade d’acqua quieta e adesso arriva il sole
e asciugherà quest’acqua
che prima tumultuava nella notte.
Fango rappreso dopo non inghiotte,
ma il fango ha già succhiato la sua preda
di corpi e di conforti casalinghi;
il fango ha fatto morti, morti,
morti che erano vivi
e ora si piangeranno morti.

(Mario Badino, dal monologo «Il latte versato»)

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Nascosto nella notte oltre il ciglio

Corre sopraelevata sul suo letto d’asfalto e di cemento, attraversando il territorio e dividendo vecchie strade, dove non c’è il passaggio, dove il viadotto manca, che renda aperto il varco.

Scorgendo all’improvviso i fari oltre il guard-rail, avverti netto il senso di distanza – di altro-da-te, dal mondo e la natura – come se fosse il corridoio di una casa, senza pareti intorno, ma sempre separata dall’esterno.

Ti chiedi cosa pensi un animale, nascosto nella notte oltre il ciglio.

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Villaggi sulle alture

Questa, tra le mie poesie, era la tua preferita.

Villaggi sulle alture

Continuo a collocare sulle alture
i villaggi che invento,
continuo a raggruppare gli edifici
gli uni con gli altri, a mazzi,
quasi ad offrire difesa e conforto
reciproco dal freddo,
dai malintenzionati, dalla noia:
le strade sono piene,
i bar sono gremiti di avventori;
c’è il parco con le giostre,
la nuova redazione del giornale,
il fumo dai camini,
i quadri appoggiati al cavalletto,
la torre alta, antica,
mattoni rossi ed orologio bianco,
accanto al belvedere.
E fatalmente butto alla rinfusa,
come in un grande mucchio,
ricordi di periodi della vita
diversi, sensazioni,
visi, atmosfere cui sono legato,
frammenti di poesia,
le illustrazioni delle antologie,
una carezza un bacio,
una speranza soddisfatta o vana,
le persone perdute,
ritagli delle ore condivise,
la voce, qualche volta.

Trovo che sia normale costruire
villaggi sulle alture;
ritengo serva a tutti un buon rifugio,
un laccio per il tempo,
un posto per stipare quei tesori
che incontri per la strada.

(Mario Badino, «Cianfrusaglia», END 2013)

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Aggiungi un titolo

Aggiungi tu un titolo,
se capisci che intendo
ora che dico «frinire del tempo
e sabbia di clessidra».

Aggiungi tu un titolo
a questi versi svelti,
calàti a forza a vincere il silenzio
che a volte toglie il cuore.

Aggiungi tu un titolo
affinché io capisca:
frinisce il tempo, e sabbia di clessidra
imbianca i miei capelli,

che spesso porto corti per celare.

(Mario Badino, 25 novembre 2022)

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Pandora

Dice che fu Pandora,
messa alla prova dal gran re d’Olimpo,
a procurare il danno:

fu scoperchiato il dono, regalato
al fine non espresso
di fare uscire fuori tutti i mali.

Dice, però è menzogna:
già prima di quel vaso erano in terra
le seccature, i guai

e l’insoddisfazione di se stessi,
l’invidia e l’omicidio,
la sete di potere dei cretini;

già prima erano svelte
a farsi vecchie le passioni,
finanche i grandi amori.

Non fu Pandora bella col suo vaso
a procurare il danno,
Pandora incuriosita dal divieto:

a lei fu dato il ruolo
di vittima espiatrice per celare
gli errori progettuali

scappati nei disegni al re d’Olimpo.
O forse fatti apposta,
perché gli dei invidiano i mortali.

(Mario Badino, 19 novembre 2022)

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Montale (poesia mia)

A tutti quelli che vorrebbero premere sull’acceleratore della guerra, voglio dedicare questa poesia, tratta dal mio libro “Santificare le feste“. Forse parla un po’ d’altro, però secondo me c’entra; c’entra se ci interroghiamo sul nostro modo di concepire la vita, sugli interessi degli uni, sugli interessi degli altri.

Montale

Sopra il cruscotto dell’auto,
per caso non per Montale,
ho un pezzo d’osso di seppia.

Qualche cd scompagnato,
per terra grani di sabbia,
poco più su gli scontrini.

Li tengo non per conforto,
giusto il disordine pigro
che spinge avanti la vita.

Quanto disgusto il potere,
che uccide per perpetuare
se stesso sopra la terra.

(Mario Badino, “Santificare le feste”, END 2019)

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Da qualche parte dovremo pure iniziare. Di nuovo

Tempo fa ho aperto una pagina Facebook che dopo un po’ ho abbandonato. Si chiama Da qualche parte dovremo pure iniziare, e non ci pubblico niente dal 4 giugno 2021 (sì, ho questo vizio di aprire pagine con molta leggerezza: mi basta avere un’idea che reputo buona e, subito, ecco la pagina, che spesso dura un poco e poi si esaurisce).

Indipendentemente da Facebook, il fatto che da qualche parte dovremo pure iniziare è, a mio parere, una considerazione utile, che merita un poco di riflessione. Qualcosa in proposito ho già detto QUI, dove ho parlato della necessità di opporci a un declino culturale e umano non solo generalizzato, ma a volte ricercato attivamente, per i vantaggi che offre ad alcuni.

Mi sembra che l’idea diffusa di uno sfascio inarrestabile, che colpisce tutti gli ambiti del vivere sociale, sia causa e nel contempo effetto dell’attivazione di tanti circoli viziosi. Il malfunzionamento dei servizi più necessari sembra giustificare gli egoismi; il peggioramento diffuso dei risultati scolastici induce ad accontentarsi di una comunicazione di base, non importa se corretta o meno dal punto di vista sintattico e ortografico; il cattivo andamento dell’economia è la scusa per tenere aperte (o iniziare ex novo) attività e strutture da tempo sotto accusa per i danni che producono all’ambiente e alla salute umana.

Capita dunque di pensare che la situazione sia così compromessa che non c’è più niente da fare. Tuttavia, se non vogliamo arrenderci, da qualche parte dovremo iniziare. Così come gli elementi negativi si rafforzano l’uno con l’altro nel creare una sensazione di impotenza di fronte a fenomeni immani, anche una serie di piccoli miglioramenti può fare la differenza, innescando questa volta un circolo virtuoso, capace magari di agire come antidoto.

Nei post della pagina Facebook, suggerivo idee e semplici attività, anche riguardo al tempo libero, inserendole però in un discorso d’insieme. Uscire – uscire oggi, adesso, non prima o poi – a fare una passeggiata all’aria aperta; iniziare a leggere un libro; comprare meno; fare attenzione a non abbandonare rifiuti o denunciare la presenza di rifiuti abbandonati; vivere appieno esperienze diverse, senza doverle per forza fotografare o filmare; fare una donazione (io avevo scelto Emergency); scrivere po‘ correttamente, cioè con l’apostrofo e non con l’accento.

Sono piccole cose, però, da qualche parte dovremo pure iniziare, e il primo passo non sarà certo la rivoluzione. Si tratta di cambiarci a poco a poco. Una buona idea, dunque? Un po’ lo spero ed è probabile che a questo punto riattiverò la pagina. L’essenziale, però, è darci una mano, insieme, favorendo lo scambio di riflessioni e pratiche.

Potremmo provare.

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Il paesaggio è cultura

Il paesaggio è cultura,
più delle tante griglie da riempire,
gli indicatori inutili, il rumore,
mille progetti fatti in tutta fretta.

Sarebbe necessario
stringere a sé il tempo del paesaggio,
e dare voce a ciò che ci circonda,
facendo sosta al bordo della strada.

Ci porterebbe pace
più dei carrelli vuoti da riempire,
l’agenda dei giornali, dei governi,
più dei proclami eterni, poco seri.

C’è tutto nel paesaggio,
e dona senso a tutto se l’osservi.

(Mario Badino, 14 novembre 2022)

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Come si arresta il declino culturale di un Paese?

Come si arresta il declino culturale di un Paese?

Lo chiedo pubblicamente e mi dicono che mi sto facendo il sangue cattivo perché la mia parte politica ha perso, ma la verità è che la mia parte politica non ha vinto mai.

Sì, considero la destra che è al governo il peggio dell’incultura, ma il declino italiano non è iniziato con le elezioni di settembre.

Il declino italiano è iniziato molti anni fa, con la riduzione dei fondi alla scuola e allo stato sociale in genere, un fatto di cui i governi degli ultimi decenni sono tutti ugualmente responsabili.

Il declino italiano è iniziato con la mercificazione dei beni comuni e l’adesione convinta al liberismo, un processo del quale gli ex comunisti, gli ex rivoluzionari, gli ex sessantottini si sono resi coprotagonisti, sacrificando al dio denaro, in un clamoroso voltafaccia, gli ideali di gioventù.

Il declino italiano è iniziato con la televisione pubblica che ha scelto di inseguire le formule vincenti della tivù commerciale, appiattendo il livello dei programmi, rinunciando ai grandi film, ai reportage, agli approfondimenti, e ragionando in termini di audience.

Il declino culturale è stato favorito, perché è funzionale all’obiettivo di dirigere l’economia e lo Stato senza trovarsi a dover fronteggiare grandi opposizioni, e, soprattutto, serve a trasformare esseri umani pensanti in babbei dediti ai consumi, disposti a tutto per l’ultimo modello di non importa cosa.

Come si arresta il declino culturale di un Paese?

Vorrei dire con la lettura. Ricominciando a leggere. E se la lettura non basta è comunque un inizio. Credo ci sia bisogno di diffondere antidoti, anticorpi. Attraverso il piacere di un libro, ad esempio. Attraverso l’arte, la musica.

Come si arresta il declino culturale di un Paese?

Compiendo azioni contrarie alla presente barbarie, che coinvolge contemporaneamente la cultura e il linguaggio, così come il senso morale, il livello di compromesso che siamo disposti ad accettare – ciò che siamo disposti a considerare accettabile – quando sono in gioco le vite degli ultimi, dei disgraziati, dei nuovi miserabili.

Come si arresta il declino?

Non c’è una risposta sola o, se c’è, non la conosco, ma tante sono le azioni in cui impegnarsi. Lo dico anche alle istituzioni, perché nelle istituzioni c’è ancora qualcuno che prova a fare il proprio dovere, ma è un messaggio che lancio innanzitutto ai singoli cittadini, a chi è genitore e vorrebbe una società migliore per i figli; lo dico anche a chi è figlio, lo dico a chi ha un cugino. Proviamoci insieme.

Come si arresta il declino?

Anche curando l’ortografia quando si scrive, pensa un po’ (non pò), perché è inaccettabile che ci si convinca che tanto è lo stesso, e che impegnarsi è inutile, perché l’importante è capirsi.

Anche praticando atti gentili, facendo ogni giorno almeno una cosa che incida positivamente sulla vita di qualcun altro.

Anche leggendo (questo l’ho già detto, ma ci credo), organizzando pubbliche letture, azioni e situazioni culturali.

Anche informandosi in maniera approfondita, andando oltre il telegiornale assunto con i pasti.

Dovremo poi pretendere con forza cambiamenti, ma per far questo occorre prepararsi. Diventare migliori.

Arrestare il declino del Paese.

>>> Nota bene: quello nel dipinto di Marc Chagall che apre l’articolo sono ovviamente io, mentre ricevo la verità dal Cielo. Lo preciso per chi si domandasse con che diritto o autorità io mi permetta di elargire consigli.

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0174 – poesia

Nel video qui sopra recito la poesia “0174“, tratta da “Barricate!” (END 2014).

L’occasione è stata il poetry slam di ieri sera, organizzato dal collettivo poetico SlammalS presso il caffè letterario “Cibo per la mente” di Taranto.

Il testo è nato da un sogno per me ricorrente dopo la morte dei miei nonni paterni, vissuti a Mondovì (Cuneo), nel quale immaginavo angosciosamente che ci eravamo scordati di loro, al punto di non averne più notizie. Mi tornavano in mente all’improvviso e neanche sapevo se erano vivi o morti.

Ringrazio Silvestro Castellano per il video.

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