Aveva le idee chiare

Aveva le idee chiare, il Presidente. E una maggioranza solida. Così è morto ammazzato, come succede, talvolta, a quei sognatori che hanno il privilegio assai raro di possedere l’autorità e i mezzi per mettere in atto i propri sogni.

Campolibero doveva diventare altro. La comunità che ci aveva coltivato il grano e le verdure dell’orto dai primi anni Settanta era praticamente estinta. Restavano due vecchi, una coppia. Poi lei si era ammalata e avevano lasciato la terra: la città, l’ospedale, l’appartamento dei figli.

Mezza Srl si era fatta avanti, l’acquolina già in bocca: avrebbe finalmente potuto acquistare il vasto appezzamento appena fuori città, un terreno interamente agricolo in una zona da tempo dichiarata edificabile, e costruirvi il centro commerciale mancante: Campolibero era collocato sull’unica grande arteria ancora sprovvista di un vero ipermercato. Avrebbero fatto anche il multisala.

Campo Libero Mercato, insomma.

E invece, il governo. S’era messo di mezzo il Presidente del Consiglio – c’era sicuramente lui, dietro questa carognata, anche se ufficialmente tutto era partito dal Ministero dell’Ambiente: Zona a Protezione Speciale, per la sua importanza per la nidificazione degli uccelli migratori.

Si può essere più scemi?

E dopo i divieti erano arrivati i fatti: l’area era stata acquistata dallo Stato, e naturalmente i due hippie rimbambiti erano stati ben contenti di darla. Poi, all’improvviso, Campolibero si era riempito di alberi neonati, piantati a cura e spese dello Stato: stava nascendo una foresta.

Certo, non è mia intenzione affermare con certezza che l’incidente d’auto che ha portato via il Capo del Governo e la sua scorta sia stato organizzato proprio da Mezza Srl. Mica s’ammazza a cuor leggero un personaggio così importante. Però potrebbe essere, fatto sta che il centro commerciale stanno cercando ancora di farlo.

Ma piedi poco onesti, il Presidente ne ha pestati altri. Ne ha pestati tanti. Perciò, ammetto che lo sgambetto che lo ha spedito all’altro mondo potrebbe essere opera di uno qualunque dei suddetti. Magari l’ecomafia del Due Giri…

Fatto sta che un’auto iper controllata come quella del Presidente del Consiglio non può rompere i freni all’improvviso.

[Mario Badino, 19 settembre 2018]


Quello che avete letto è un piccolo racconto, di fantasia ma non così incredibile. Eventuali riferimenti a persone esistenti sono estranei alla volontà dell’autore.

Le foto che corredano l’articolo raffigurano il bosco della Tagliata, a Mesagne (Brindisi).

Annunci
Pubblicato in foresta diffusa | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Aggressione razzista a Piazza Armerina (Enna)

Sabato 15 settembre, a Piazza Armerina (Enna), a sera, tre ragazzi hanno aggredito nella villa comunale Jallow Salife, gambiano di 23 anni, ospite di un centro gestito dall’associazione Don Bosco.

Il giovane, secondo quanto ha dichiarato la direttrice del centro, Samantha Barresi, era uscito con un amico per una passeggiata. Rimasto solo per fare una telefonata, è stato aggredito da un ragazzo di circa 25 anni, che lo ha stretto al collo e buttato a terra. Sono poi sopraggiunti altri due, che hanno sferrato calci e pugni e l’hanno lasciato a terra sanguinante.

A quanto pare, nessuno è intervenuto in difesa del giovane, e neppure per assicurarsi delle sue condizioni, tanto che Jallow Salife, sanguinante, ha dovuto raggiungere il commissariato con le proprie forze, e da lì l’ospedale.

Non faccio commenti sull’accaduto. Mi limito ad aggiungere questo episodio all’elenco delle aggressioni razziste verificatesi in Italia negli ultimi mesi. Leggerle una dopo l’altra contribuisce a rendere l’idea di cosa sta diventando l’Italia.

Certo, il razzismo non è ancora un sentimento maggioritario (o almeno me lo auguro), ma sembra proprio che si stia diffondendo ed è urgente che tutti noi che non condividiamo l’odio per lo straniero ci attrezziamo per vigilare e sensibilizzare.

Aggiungo una mia vecchia poesia, contenuta in «Cianfrusaglia», sull’insensatezza del concetto di confine.

Lo straniero

Ragioni non ne avete per fermarmi:
perché impedirmi il passo?
O negherete a chi cammina
di mettere la terra sotto i piedi?
Esito ancora un poco,
poi mi decido e varco la frontiera;
forse per ciò mi verrà meno l’aria?
o il vostro cibo non mi sazierà la bocca?
Non è vostra la scelta:
percorrerò queste strade ordinate,
fatte di passi, d’asfalto, di case,
mangerò i piatti della tradizione
e amerò le vostre donne, alla fine,
se loro lo vorranno.
«Di chi sono, domando, queste terre?»
E di rimando voi mi rispondete:
le terre sono vostre, e ve le lascio;
ma di chi è la strada?
Come puoi dire: «Non è tuo»
del metro su cui appoggio il passo,
del sasso dove poso il culo?
Sono padrone almeno del mio corpo,
di tutto ciò che abbracciano i miei occhi.

Mi tiro su dall’erba del giaciglio,
fresca la mente e tersa
come i campi gualciti del mattino.

[Mario Badino]

Pubblicato in Orwell, Poesie | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

Mesagne, Assalto alla Poesia!

È stata una doppia iniziativa poetica l’Assalto alla Poesia di Mesagne e, in entrambi i casi, sono state declamati testi editi e inediti, con buona partecipazione sia di dicitori, sia di pubblico.

Io sono stato di lettura alla libreria Lettera 22, insieme a Fabiana Agnello e Laura Scalera (autrice del dipinto che chiude l’articolo, ispirato alla poesia Se per i buoni uffici del signor Nuri spedizioniere, di Nazim Hikmet).

Abbiamo letto brani nostri e brani di (a memoria e in ordine alfabetico, ma dimentico sicuramente qualcuno) Agrati, Benni, Bitonto, Bodini, Kavafis, Merini, Neruda, Prévert, Szymborska, e naturalmente Franco Arminio, ideatore dell’Assalto alla Poesia (QUI il testo del suo appello). Hanno letto poesie anche persone del pubblico, che si sono proposte sul momento.

In piazza Commestibili, invece, presso la libreria Spazio d’Autore, c’è stata grande affluenza di pubblico e lettori per un’iniziativa di lettura a turno durata più di due ore, tanto che alla fine sono riuscito a partecipare anch’io con un paio di testi.


 

A sinistra, il dipinto di Laura Scalera, ispirato alla poesia Se per i buoni uffici del signor Nuri spedizioniere, di Nazim Hikmet.

Ringrazio tutte le persone che hanno partecipato, nelle forme e nei modi che hanno ritenuto propri, a questo primo Assalto alla Poesia.

Pubblicato in Iniziative, Poesie | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

Tristezza infinita

Non ne facciamo il solito pretesto per una polemica incivile, utile solo all’interesse di chi ha un interesse. Non nominerò neppure i protagonisti della vicenda: ditemi solo a chi giova un accesso più facile alle armi da fuoco in Italia.

Spiegatemi il perché di questa «esigenza».

Le cronache dei giornali sono già piene di mogli ammazzate, figli ammazzati.

Mi sa che il vostro diritto di far fuoco sul ladro che vi entra in casa lo pagheremo caro tutti, in termini di sicurezza personale.

Pubblicato in Orwell | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Costruire foreste

Scegliere alberi storicamente presenti sul territorio. Piantarli. Annaffiare, almeno inizialmente.

Aspettare che crescano. Che facciano frutto. Che facciano nuovi alberi.

Osservare la nascita del bosco. La costituzione di un ecosistema.

Contribuire al verde, all’ombra, alla frescura. Alla riduzione dell’anidride carbonica presente in atmosfera.

Ovunque può nascere un piccolo bosco. Basta avere un terreno. In campagna, certo; anche in città, negli spazi rimasti vuoti tra un edificio e l’altro.

Fare tanti boschi, piccoli e grandi, proteggerli.

Dare vita a una foresta diffusa.

Pubblicato in Cittadinanza attiva, foresta diffusa | Contrassegnato , , | Lascia un commento

L’Assalto alla Poesia su Idea Radio

Come spesso accade, dimentico gli annunci. Questa mattina sono stato ospite del programma «Il territorio in diretta», condotto da Antonio Ligorio e trasmesso da Idea Radio.

Non avendolo detto prima, pubblico qui il podcast.

Ho presentato l’evento di sabato 15, organizzato a Mesagne, a partire dalle ore 19.00, presso il Mondadori Bookstore Lettera 22 di via Marconi, 133, in risposta all’iniziativa lanciata dal poeta Franco Arminio.

Insieme a Fabiana Agnello, autrice del blog carame.it, leggeremo poesie nostre e altrui in una “festa della poesia” durante la quale tutti i titoli di poesia presenti in libreria saranno scontati del 15%.

Durante la serata sarà anche esposto il dipinto realizzato dalla pittrice Laura Scalera a partire dalla poesia «Se per i buoni uffici del signor Nuri spedizioniere», di Nazim Hikmet.

Pubblicato in Iniziative, Poesie | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

Aggressione razzista a Francavilla Fontana (Brindisi)

Domenica 9 settembre, verso le sei di sera, nella villa comunale di Francavilla Fontana (Brindisi), un diciassettenne proveniente dalla Guinea, ospite della Comunità Educativa Kalika, è stato insultato e aggredito con calci e pugni da due coetanei, dopo che aveva salutato una ragazza. La sua bicicletta è stata scaraventata in terra.

Testimone oculare dell’accaduto è un ingegnere di Francavilla, amico del presidente del consiglio comunale.

Quest’ultimo, nel diffondere la notizia, ha espresso «sdegno e preoccupazione per alcune manifestazioni di xenofobia manifestate nella nostra comunità, in particolare sui social, e che rischiano di trovare terreno fertile soprattutto sui più giovani».

Importanti sono le parole della Comunità Kalika che, in una dichiarazione, dipinge così il ragazzo aggredito:

La sua condotta pacifica, la simpatia travolgente sono gli elementi che lo contraddistinguono fin da quando è arrivato in Italia un anno fa, fuggendo da un incubo e con la testa piena di sogni.

Ha imparato la lingua italiana in pochissimo tempo e ha tanti amici francavillesi che gli vogliono bene; ama andare a scuola, balla, canta, gli piacciono le ragazze e adora Francavilla. Questo è. Uno di noi.

Uno di noi. Innamorato di tutto ciò che amano i ragazzi della sua età. Indipendentemente dalla provenienza geografica, dal colore della pelle, dalle «differenze culturali» tanto care ai predicatori dello scontro di civiltà.


>>> Rinvio, come al solito, al mio elenco delle aggressioni razziste degli ultimi mesi in Italia.

Pubblicato in Orwell | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Il problema dell’ILVA non è il museo di Taranto

Un museo difficilmente inquina, l’ILVA sì, e a Taranto di ILVA si muore.

Da anni si pone la cittadinanza davanti a un dilemma: quello tra lavoro e salute, che molti riassumono con la spiacevole – e fasulla – alternativa tra il morire di tumore e il morire di disoccupazione.

La mia idea è che l’ILVA va chiusa subito, senza se e senza ma, perché, data la posizione geografica, la grandezza, l’obsolescenza degli impianti, non è possibile coniugare lavoro e salute: ben vengano le coperture, ben vengano le bonifiche, ma a Taranto di ILVA si continuerà a morire.

Si morirà finché l’acciaieria non sarà chiusa, finalmente, perché una struttura così vecchia – lo tengano ben presente i sostenitori dell’apertura a tutti i costi – tra qualche anno chiuderà per forza, con buona pace di chi perderà il lavoro.

Si tratta, fin qui, delle mie convinzioni, e naturalmente potreste non essere d’accordo. Si tratta anche delle convinzioni del cittadino Di Maio, prima che diventasse ministro, e a me questo fa piuttosto arrabbiare.

Naturalmente solo gli stupidi non cambiano mai idea, ma a me non sembra così ovvio che un movimento politico, pochi mesi dopo l’insediamento al governo, volti la faccia ai suoi elettori, praticamente su tutto.

Sull’alleanza con forze politiche che hanno pendenze giudiziarie sorvolerei, se i 5 Stelle non avessero puntato tutto sull’«onestà». Su TAV, TAP e, giust’appunto, ILVA, ho la conferma di quel che ho sempre pensato: di fronte agli interessi economici più forti, il tanto sbandierato «cambiamento» è aria fritta.

Aria fritta e inquinata, dicevamo, che continuerà a mietere vittime. Su questo si può non essere d’accordo – e sulla questione ILVA mi ripropongo di tornare – ma il tema vero dell’articolo non è l’inquinamento, bensì la coerenza. Il piano Di Maio per Taranto, per come la vedo, è identico al piano Calenda. Fatto dal Pd era un’aberrazione – il che, a mio modo di vedere, è vero – e fatto dal nuovo governo è «il miglior piano possibile, date le condizioni», cosa che, ovviamente, non condivido.

Ecco, io contesto questo. Perché il fatto di non sopportare il Pd – o, per meglio dire, di non condividerne le idee – non mi porta, automaticamente, in braccio ai 5 Stelle o a Salvini, come sembra il caso per tanti altri.

Ciò detto, è il caso che faccia un piccolo mea culpa: su Facebook, l’infame mezzo, anch’io ho scherzato sulla frase di Di Maio che avrebbe collocato Matera in Puglia. A quanto pare – lo ha dovuto precisare il governatore pugliese Michele Emiliano – il ministro sa che Matera si trova in Basilicata, ma il punto non è questo: Di Maio non va attaccato sulla sua cultura o ignoranza rispetto a cose che – per importanti o ininfluenti che siano – poco hanno a che vedere con il suo dicastero, quello dello sviluppo economico.

Non va attaccato sulla collocazione di Matera, a prescindere dal fatto che la conosca o meno, come non va attaccato per aver “dimenticato” il Museo Archeologico di Taranto. Non è da queste cose che possiamo giudicare l’operato del ministro, perché finiremmo con il distrarci rispetto all’essenziale: che cosa fa il ministro, che cosa fa il governo?

Io sono contro questo governo perché per me sull’ILVA, sull’immigrazione, sulla flat tax fa o propone ricette sbagliate, tutto qui. Attaccarsi a cose che non c’entrano niente o, peggio ancora, condividere bufale significa soltanto perdere di autorevolezza e credibilità.

Pubblicato in Orwell | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

Passeggiata Mesagne-Contrada Vergine (e altro) – Puglia

Regione: Puglia; Provincia: Brindisi; Comune: Mesagne; Partenza: il quartiere Grutti; Durata: una quarantina di minuti; Difficoltà: per tutti; Periodo in cui ho effettuato la passeggiata: settembre 2018.

Sarà poco social, ma non ho foto di questa passeggiata, il che, oltretutto è un peccato, perché nella campagna attraversata gli ulivi sono molto belli e la villa diroccata alla quale sono giunto è davvero notevole.

Si tratta in realtà di due costruzioni: la prima, che immagino sia la casa vera e propria, che conserva addirittura i resti di una scalinata doppia, a salire al portone, dislocato al primo piano; e la seconda, vicina, che ospitava una cappella.

E qui mi fermo, per non rivelare in toto la mia ignoranza in fatto di architettura: la terminologia, i periodi… Diciamo che la casa è abbandonata da un bel po’ e che, in proposito, me ne hanno dette tante.

C’è chi mi ha raccontato che la villa ospitava una casa di tolleranza, chi mi ha detto che da adolescente ci andava la notte con gli amici (ma a quell’epoca l’edificio era già abbandonato), chi mi ha raccontato di escursioni con gli Scout, chi ha accennato a riti satanici e chi ad auto rubate nascoste nei paraggi.

A me l’atmosfera sembra invece serena, non fosse per la solita paura dei randagi, oppure per i rifiuti che, purtroppo, abbondano nell’area.

Parto dal quartiere dei Grutti, passo sotto il cavalcavia, parallelo alla ferrovia, fino a raggiungere la bretella che unisce la strada provinciale per Latiano alla superstrada Brindisi-Taranto. All’altezza del vecchio autolavaggio, dove adesso c’è una rivendita di macchine, imbocco la stradina asfaltata che si addentra in contrada Vergine.

All’inizio, mi muovo tra le ville, cambiando lato della strada a ogni cancello perché mi danno fastidio i cani che mi accolgono abbaiando. Come al solito, li metto a parte del mio disappunto:

Ma che vuoi? – sbotto, dall’altra parte della strada – non vedi che sono qua e non là?

e, come al solito, i cani continuano ad abbaiare, facendo finta di non capire il punto della questione.

Avanzo, finché l’asfalto non peggiora e il paesaggio si fa campagna vera e propria. Compaiono gli ulivi, grandi, numerosi. Ho il tempo di pensare alla xylella, al pericolo che corrono questi alberi, all’oscenità di una terra senza alberi, poi mi concentro sull’altro chiodo fisso: i rifiuti.

Procedo lungo la strada, incontro un bivio sulla sinistra, che mi riprometto di esplorare un’altra volta, un altro sulla destra, che va verso la superstrada. Ora la via è sterrata ed è bellissimo osservare gli ulivi, i prati, una vigna con l’uva già matura. Ci sono però rifiuti sparsi e, qua e là, veri e propri mucchietti di spazzatura, rifiuti domestici o calcinacci di cantiere.

Mi chiedo come fare per impedire questo disastro, mi chiedo perché sia così difficile per un comune aumentare i controlli; mi domando se la possibilità di incassare con le multe non basterebbe a coprire le spese necessarie per sorprendere gli inquinatori. Poi giungo alla fine della strada: lo spiazzo antistante la villa abbandonata è una discarica vera e propria, con tanto di pezzi di automobile e di tettoia ondulata che, per quanto ne so, potrebbero essere in amianto.

Tutto considerato, mi dico che potrebbe essere utile andare a denunciare la cosa, al commissariato o all’ufficio ambiente del comune. Mi dico che con una denuncia ufficiale qualcosa dovranno fare per forza, eppure mi sembra impossibile che già non sappiano, che già non abbiano visto. E allora mi confermo nella mia vecchia idea: soltanto frequentando i luoghi, calpestandoli con i nostri piedi e non con i – gli – pneumatici, abbiamo la speranza di portare un cambiamento. E torno alla mia idea che questi luoghi sarebbero lo scenario ideale per tanti itinerari, culturali e turistici al tempo stesso, e che forse a salvarci potrebbe essere proprio il turismo intelligente.

Mi allontano dalla discarica e faccio qualche passo tra gli ulivi. Improvvisamente, mi accorgo di un cane che mi viene incontro. Com’è logico, fingo indifferenza, ma sono un po’ agitato. Provo a spostarmi più a destra, tra gli alberi, ma il cane si muove dalla stessa parte. Fortunatamente, decide di ignorarmi e si ferma qualche metro più in là. Io, che in questi resoconti di “viaggio” tento invano di assumere una statura epica, mi accorgo che ho la pelle d’oca.

La mia passeggiata non è conclusa: a volte è bello andare per il gusto di andare, così continuo ancora per un bel pezzo, tornando a Mesagne e girellando qua e là, per strade che a chi non è del posto non diranno niente: ritorno ai Grutti, faccio il cavalcavia, mi spingo al parco nuovo, proseguo fino a via Tumo, attraverso la via di Torre, quella di San Pancrazio, quella di San Donaci, percorro tutta via Materdona e mi avventuro nuovamente fuori paese, sulla strada per Tuturano. Poi torno indietro e, finalmente, punto verso casa, attraverso viale Indipendenza e il quartiere dello Zecchino. Credo, in tutto, di essere stato in marcia per più di tre ore.

Anche in città il cammino ti porta a pensare, e a volte vengono fuori belle idee, come il concetto di «foresta diffusa», un progetto che mi piacerebbe sviluppare su queste pagine, e poi mettere in pratica davvero.

Pubblicato in Camminante | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

La colla

Succede ogni volta.

Non se maneggio Pritt,
la Colla Stick, lo ammetto,
o un altro stick qualunque
(che, se è per questo,
non son pagato per parlare bene
delle marche di colla),
ma, se m’azzardo a usare quelle forti,
le colle a presa super,
ogni volta è lo stesso:

impiastriccio le mani,
me le lavo tre volte,
le sento ancora tutte appiccicose,
le strofino su carta,
legno, se riesco, pietra,
faccio lo scrub con il caffè avanzato
nella pancia di Moka,
mi convinco di aver sporcato Moka,
e avrò il caffè alla colla,
poi le rilavo ancora,
finalmente m’acquieto,
do libertà alle dita:

una mi va nel naso,
una s’infila in bocca,
una raggiunge l’occhio:

la psiche idiota ordina l’angoscia,
così che non respiro,
sento la bocca strana,
inizia subito a bruciarmi l’occhio
e, se commetto l’ulteriore errore
di usare colle a sera,
penso che avrò le palpebre incollate,
svegliandomi, domani.

[Mario Badino, 12 settembre 2018]


Post scriptum. Diceva mia mamma: «Colla colla si rincolla il cavallo colla molla».

>>> Il 15 settembre avrà luogo l’Assalto alla Poesia promosso dal poeta Franco Arminio. Entra in libreria e stupisci il libraio acquistando un libro di poesia!

Pubblicato in Poesie | Contrassegnato , , | Lascia un commento