La poesia in strada, la possibilità d’espressione, il decoro urbano

Vorrei parlare di «possibilità d’espressione», non di semplice «libertà», perché la libertà è una bella cosa, ma poi per praticarla molto spesso occorrono i mezzi, il che vale anche per la poesia, l’arte, il libero pensiero.

Oppure, in altri termini, vorrei riflettere sulla proprietà delle strade: di chi sono e chi decide che cosa si può fare sul suolo pubblico di una qualunque città d’Italia? Sedersi per terra è permesso o va contro il «decoro urbano»? E baciarsi in pubblico? Mangiare un panino seduti su un muretto?

E, ancora: affiggere un cartello per esprimere il proprio pensiero? Manifestare in maniera pacifica? Donare alla città momenti inattesi di poesia, permettendo a chi cammina di imbattersi nel bello, in un’installazione, un foglio appeso, qualche verso?

O dobbiamo confinare le nostre creazioni e produzioni negli schermi dei computer e dei cellulari, o al limite in spazi fisici a pagamento, senza contatto diretto con la realtà quotidiana che ci attende oltre la porta di casa?

Intendo scrivere una serie di articoli sul tentativo in atto, da parte di molti, di riportare la poesia in strada, sottraendola alla polvere degli scaffali, perché torni a parlare – viva – alle persone in carne e ossa. Qualche parola ho già detto, ad esempio, circa il Poetry Slam.

In questo caso parto da un fatto di cronaca, che però trascende la cronaca e soprattutto mi permette di presentare un artista di strada che della libera installazione poetica ha fatto il proprio mezzo comunicativo, alla ricerca di una «poesia errante» capace di «restituire la dimensione poetica agli oggetti e alle nostre azioni quotidiane».

Parlo di Ma Rea, nome d’arte di Andrea Masiero, che da anni lascia poesie nelle strade delle città italiane, talvolta di sua iniziativa, talvolta anche su commissione di comuni e associazioni. Un esempio potete vederlo in questa foto, dove la poesia viene stesa sotto i portici bolognesi.

La prendo dal suo sito, Errante Ma Rea, al quale rimando per approfondimenti.

A Torino, però, la poesia errante è stata sanzionata con un addebito di 240 euro, per l’avere affisso senza permesso… alcuni fogli plastificati, contenenti versi! Versi attaccati a due pali di piazza San Carlo, il tutto senza neppure utilizzare la colla, ma del semplice scotch biadesivo. Due multe diverse, per di più, perché due erano i pali sui quali le opere sono state attaccate.

L’atto poetico, a quanto pare, è stato ritenuto contrario al «decoro urbano» (o forse sta prevalendo l’abitudine a ostacolare tutto ciò che non sia stato preventivamente autorizzato, con tanto di richiesta formale – bisognerebbe riflettere anche su questo) e aver appeso alcuni fogli in una piazza cittadina corrisponde a un reato punibile con una multa di 240 euro, peraltro dopo attenta ricerca del «colpevole», residente in altra città, da parte dei vigili urbani.

«Ma come mi sono permesso a diffondere strofe per una città di quasi un milione di abitanti che si fregia del titolo di essere un simbolo della cultura in Italia?»,

si domanda polemicamente Ma Rea in una lettera agli amministratori della città di Torino, scritta dopo aver deciso di non ricorrere contro la sanzione notificatagli.

E ancora:

L’amarezza e lo sconforto che sento per tale fatto sono indescrivibili. Mai avrei pensato che sarei incorso in tali sanzioni […] considerando il modo in cui lascio le poesie per tutte le strade d’Italia […].

Il comune di Torino […] mi multa per ben due volte per delle poesie affisse su dei pali con del biadesivo.

Devo desumere che in questa città vengano multati anche i cartelli di “Viva gli sposi”, dei battesimi di turno, dei palloncini che magari qualcuno pensa di attaccare per il nuovo arrivato e molto altro di simile.

Nella foto, le opere “incriminate”.

Per quanto mi riguarda, la vicenda ha dell’incredibile, e spero che sia addebitabile più alla pignoleria di un pubblico ufficiale che non a una visione “più stretta” da parte dell’amministrazione di ciò che è consentito e ciò che non lo è in una città. E torno alle riflessioni da cui sono partito, perché due fogli e un poco di scotch non sono un atto di teppismo, non deturpano un bel nulla, possono essere rimossi con estrema facilità e senza lasciare tracce.

Qual è la possibilità d’espressione nelle nostre democratiche città? A che cosa è dovuta la foga amministrativa nel regolamentare e sanzionare ciò che potrebbe essere considerato un semplice atto d’espressione? Davvero non è lecito esporre agli occhi dei passanti un foglio con i propri versi?

Qualche anno fa, quando abitavo ad Aosta, avevo inaugurato il “Lampione della Poesia“, appiccicando un semplice foglietto a un lampione di via Zimmerman. Per qualche settimana il “gioco” è andato avanti, con altri passanti, spesso a me sconosciuti, che hanno lasciato a loro volta un foglietto. Il lampione si è popolato e ha ospitato una piccola comunità, e abbiamo potuto conoscere alcune belle poesie.

Che almeno i fatti torinesi siano un pretesto per conoscere e apprezzare il lavoro di Ma Rea.

Oltre al blog, c’è la pagina Facebook Lo stendiversomio, dalla quale ho tratto la foto di avvio dell’articolo (ph. Roberta).

Pubblicato in Incontri, Orwell | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

In mare

Oggi è stata la Giornata Mondiale del Rifugiato, voluta dalle Nazioni Unite per riflettere su uno dei drammi che caratterizzano il nostro tempo, quando ci si ritrova spinti a partire dalla propria casa per cercare di star meglio altrove, trovando talvolta – per fortuna non sempre – incomprensione e rifiuto nel Paese d’arrivo.

A tutti i migranti, indipendentemente dalla ragione del loro migrare, dovrebbe andare il nostro pensiero solidale.

Pubblico due poesie mie, due piccole istantanee, la prima di un naufragio nel Mediterraneo; la seconda del cimitero delle barche dei migranti, a Portopalo, in Sicilia.

Silenzio

Son morti in 700,
noi non c’entriamo niente.

Ci si prepara e dopo cena s’esce,
la Samp pareggia in casa col Cesena,
forse si va a ballare.

Domani le parole necessarie
a stendere il silenzio sulle vite
saranno pronunciate.

Son morti in 700,
e non c’entriamo niente.

Porto Palo

Il cimitero delle barche oscilla,
espone il legno al sole dell’estate,
e non sarà mai legna,
non servirà al fuoco dei camini,
né più governeranno braccia e mani
le ancore, il timone;
si toccheranno, forse, quegli scafi,
come col naso i bimbi,
e, come bimbi, attenderanno ai giochi.

Là dove il mare getta l’onda a terra.

Pubblicato in Orwell, Poesie | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

Stallo

bosco

[Poesia nuova. Prima stesura.]

A volte non ti accorgi di salire
e te ne vai spedito | nel bosco di castagni,
lo stomaco pulito dei pensieri.

La strada sale lenta | all’ombra del torrente
e ti ritrovi in alto senza sforzo:
prevale ancora il fresco, | il mormorio tranquillo.

All’improvviso viene la salita
– strada sbagliata, forse, | tratturo per caprini –
piccola ruga impressa in mezzo all’erba;

ora ti aggrappi all’erta, | metti le mani a terra,
con tutto il corpo premi sulla terra,
senti il terreno e tremi, | viene paura, fremi

per il bisogno di tornare indietro
o superare il tratto, | trovare pace avanti,
trovare un punto meno dritto e – zitto,

non far parola, zitto! | non una sola voce,
perché se il corpo sente la paura
che viene dalla vita, |  fine, si blocca, fine,

e tu rimani appeso al tuo sentiero,
immobile, per giorni, | sopraffatto dall’ansia,
ti scavi a terra la tua cuccia, dormi

sonni agitati e brevi, | il sonno degli ignavi,
di chi non sa risolversi a risolvere
problemi quotidiani, | adesso incancreniti

dal troppo avere atteso senza fare.
Allora ci rinunci. | Rivivi nel pensiero
l’avrei-dovuto-fare-e-non-ho-fatto,

il mi-dispiace-ho-fatto-e-non-dovevo-fare,
e in questa tiritera resti fermo,
il piede non va avanti, | siedi addossato a un masso,

stanco, finché cominci a disperare
che sia ancora possibile, | che sia ancora aggiustabile,
che alla fin fine giunga il lieto fine.

[Mario Badino, 19 giugno 2017]

Pubblicato in Poesie | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Montale

Ripubblico.

Montale

Sopra il cruscotto dell’auto,
per caso non per Montale,
ho un pezzo d’osso di seppia.

Qualche cd scompagnato,
per terra grani di sabbia,
poco più su gli scontrini.

Li tengo non per conforto,
giusto il disordine pigro
che spinge avanti la vita.

Quanto disgusto il potere,
che uccide per perpetuare
se stesso sopra la terra.

[Mario Badino]

Pubblicato in Poesie | Contrassegnato , | Lascia un commento

20 giugno: Giornata Mondiale del Rifugiato

Il 20 giugno si celebrerà in tutto il mondo la Giornata del Rifugiato, voluta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di milioni di esseri umani che hanno trovato o stanno richiedendo asilo in Paesi diversi dal proprio.

Esattamente due anni fa, il 17 giugno 2015, ho scritto in proposito la poesia che ripubblico qui sotto, «Europa».

La ripropongo perché è ciò che mi sento di dire in quest’epoca di egoismi e insensibilità, di guerra permanente fra poveri, quando i confini tracciati sulle carte contano più della vita e non risparmiano neppure chi, alla fine, è nato persino al di qua della frontiera.

Europa

Si prenda atto
del fatto
che l’Europapremionobelperlapace
non è capace
oppure non ha voglia
non ha interesse a
– o ha interesse a non –
intervenire per i bisognosi,
trovare un posto agli ultimi del mondo
dopo che il posto loro
è stato requisito
dall’appetito delle Grandi Marche
e dalla fame di petrolio,
sete di terra e basi
delle democrazie occidentali.

Si prenda atto
del fatto
che chiunque di noialtri,
buono a parlar cattivo
e a scrivere sui social
(non dico senza errori),
trovandosi alle prese con la guerra
farebbe armi, bagagli e carte false
per mettere al sicuro
se stesso e i propri cari;
e che, a non farlo,
sarebbe senza cuore, o senza testa,
e in ogni caso in breve senza vita.

Si prenda atto, dico,
del fatto che la Libia
l’abbiamo bombardata «per giustizia»,
la Siria in amicizia,
l’Afghanistan, l’Iraq con semplice incoscienza,
si prenda atto dell’inadempienza
in fatto di rispetto dei diritti,
schiacciati dal rispetto dei profitti.

Tu dici
che aiutarli «a casa loro»
sarebbe più efficace.
È quindi sufficiente
piantarla di tramare guerre,
rubare le risorse
e imporre le ricette meno adatte
ai popoli del mondo,
buone però per chi le raccomanda.

Si prenda atto anche
che se la ruota gira
– e gira sempre la ruota della storia –
o prima o dopo cambieranno i ruoli;
che gli USA sono pieni di Salvini, di Bossi,
Mr & Mrs Rossi;
che abbiamo tutti mani e pancia,
gambe per camminare, e piedi,
in barba ai segni colorati
tracciati sopra il bordo degli Stati
nelle tue belle carte fatte in scala.

[Mario Badino, 17 giugno 2015]

Pubblicato in Orwell, Poesie | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

Se la normalità è quello che vediamo

Se il concetto di «normale» che ci facciamo corrisponde a ciò che abbiamo attorno, forse un poco d’attenzione per i nostri stili comunicativi e i messaggi che lanciamo sarebbe sufficiente per rendere la società non dico tanto, ma almeno un po’ migliore.

Questo mi sembra valga sempre, ma a maggior ragione in certi ambiti e settori, dove la capacità di influenzare i comportamenti e il modo stesso di pensare è maggiore rispetto a quella dell’individuo comune, ad esempio nel campo pubblicitario.

Premesso che l’obiettivo della pubblicità è vendere un prodotto, e tutto il resto passa in secondo piano, non in tutti i Paesi del mondo gli spot seguono le stesse linee “deontologiche” e a volte ciò che in Italia diamo per scontato altrove semplicemente non lo è.

Difficile è parlare di pari opportunità tra uomo e donna, lottare contro la violenza e i femminicidi, superare certe convinzioni sui ruoli tradizionali che sarebbero connaturati ai generi, se il messaggio pubblicitario (uno dei più pervasivi ai quali siamo esposti, sin dalla più tenera età) insiste non solo sull’esposizione del corpo come merce esibita al posto della merce che si vuole vendere, ma anche su una differenza “biologica” negli interessi personali, in virtù della quale certe attività sarebbero più maschili, altre più femminili.

Da diversi anni opera, ad esempio in rete, il gruppo Facebook La pubblicità sessista offende tutti, che in modi diversi fa pressione sulle marche affinché ritirino pubblicità sessite. Uno degli strumenti utilizzati è la stesura di lettere collettive, firmate dal numero più ampio possibile di cittadini informati, eventualmente clienti, propensi, se la situazione non sarà risolta, a boicottare il prodotto incriminato rivolgendosi altrove per i propri acquisti.

Nella pagina del gruppo leggo e rilancio la lettera collettiva all’acqua Sant’Anna, che incollo di seguito.

Tengo a precisare che, al momento, non potendo permettermi il piano a pagamento senza pubblicità, in fondo alle pagine di questo blog potreste trovare messaggi pubblicitari, magari anche sessisti, o di prodotti che non apprezzo e che assolutamente non voglio spingervi a comprare. Come ho detto altrove, è il modo in cui WordPress si paga la “gratuità” del servizio. Non sono io che li consiglio e non ci guadagno un centesimo. Vi invito dunque a non cliccarli, ma per il momento non posso rimuoverli.

LETTERA COLLETTIVA ALLA SANT’ANNA

Spett. Sant’Anna,
scriviamo per chiedere che che la vostra futura pubblicità non sia più frequentemente sessista e umiliante per tutti.

Nel 2014 avete pubblicizzato i vostri succhi con l’immagine di un sedere di donna e un pezzetto di corpo intorno. Le affissioni erano sugli autobus di Milano, il Comune si è unito alla protesta dei tanti e lo Iap vi ha emesso ingiunzione di desistenza.
Quest’anno il sessismo è più subdolo e forse ancora più dannoso, a cominciare dallo spot che mostra un bambino che studia mentre la bambina pensa ai vestiti.

Sulla vostra pagina Facebook una foto mostra dei pezzi di corpo di donna, una gamba col piede con il tacco alto, e un braccio, uniti allo stereotipo dello shopping.

Per completare il quadro a breve appariranno dei vostri cartelloni con la donna-bottiglia. La modella, vestita di celeste come le vostre etichette, ha la testa circondata da una bolla. Lo slogan recita “Tu come ti bevi?” Che significa? Le ragazze non si bevono, ci sembra. Né la loro testa va messa in una bolla. Né devono prendere forma e colori di prodotti commerciali.

Il gruppo “la pubblicità sessista offende tutti”, di circa 7000 donne e uomini, invita a boicottare le ditte che fanno pubblicità umiliante per le donne. Non siamo disposti a tollerare le Vostre pubblicità con sederi di donne o ragazze ammiccanti, né i vostri vetusti stereotipi sessisti a base di bambini che studiano e ragazzine che pensano alla moda.
Rendetevi conto che è ora di allinearsi alle campagne di comunicazione degli altri Paesi europei, dove le immagini e gli spot sunnominati non uscirebbero dall’ufficio di un pubblicitario.

La sensibilità è cambiata anche in Italia. La ditta Procter& Gamble è stata costretta a modificare il suo spot in seguito alle proteste dei genitori quando produsse una pubblicità che distingueva maschi e femmine in maniera analoga alla vostra. Un’impressione negativa è controproducente per una ditta.

Invitandovi a dimostrare rispetto per le donne, che oggi occupano posizioni professionali in tutti i campi e non sono né superficiali come la bimba dello spot né sempre fissate con lo shopping, e non devono men che meno essere costrette a “diventare” un oggetto come una bottiglia, porgiamo

Distinti saluti

Se volete sottoscrivere la lettera, fatelo con un commento al testo («sottoscrivo» + nome e cognome) nella pagina del gruppo. Purtroppo c’è tempo solo fino a oggi, 16 giugno.

PS. Spero che non suoni retorico, ma l’immagine di questo articolo vuole essere una bellissima pubblicità per ciò che l’acqua dovrebbe rappresentare ai nostri occhi. La vita.

Pubblicato in Orwell | Contrassegnato , | Lascia un commento

Slam!

Per chi pensasse che la poesia è roba da salotto, se non da scaffale, vorrei parlare del Poetry Slam, uno dei modi attraverso i quali i versi recitati stanno tornando tra la gente, riappropriandosi dell’attenzione di pubblici-pubblici, anche giovani, anche vasti.

Il Poetry Slam è una gara, nella quale i poeti si esibiscono in turni di massimo 3 minuti, durante i quali leggono o recitano proprie poesie, col pubblico che giudica e decreta chi va avanti e chi no, alzando il cartellino con i punti.

Il Poetry Slam è una maniera per valorizzare il testo poetico e riportarlo “in strada”, ma è anche una performance che premia chi è più bravo a recitare, a interpretare i propri versi, rendendoli in tal modo più fruibili, più godibili a chi ascolta.

Sabato scorso, 10 giugno, ho partecipato alla finale regionale dell’Area Sud (Puglia e Basilicata) del campionato nazionale della LIPS (Lega Italiana Poetry Slam).

Il vincitore è stato Giuliano Carlo De Santis, seconda classificata Donatella Gasparro, terza Giulia Basile, tutti e tre davvero meritevoli. A me, dal punto di vista del punteggio, non è andata bene, ma è stata una bellissima serata, “combattuta” in amicizia e in poesia, sul palco dell’affollatissimo Chiostro delle Clarisse di Noci (Bari), nell’ambito del Piccolo Festival della Parola (8-11 giugno).

Il tutto si è svolto alla presenza di Guido Catalano, probabilmente l’unico poeta italiano a vivere dei propri versi.

Il vincitore della serata, Giuliano, accede alle finali nazionali, che si terranno in Lombardia, dal 6 all’8 luglio, a Mezzago, Milano e Monza (si veda l’evento Facebook).

Dalle mie parti, invece, il prossimo slam sarà già domani, 16 giugno, alle ore 19.00, al parco Padre Pio di Modugno (Bari). Io questa volta non ci sarò, ma consiglio a chi fosse in zona di fare un salto per il Sinfonia d’estate Poetry Slam.

Concludo ringraziando i miei compagni di slam, con i quali si è creata anche una piccola comunità poetica, che si ingrandisce gara dopo gara: Giulia Basile, Andrea Bitonto, Giuliano Carlo De Santis, Donatella Gasparro, Bartolomeo Intranò, Graziana Marziliano, Massimo Pasca, Francesco Pirolo. E Gionata Atzori, che della serata è stato l’emcee (il presentatore).

>>> La foto di gruppo è di KiwiCrea.

Pubblicato in Iniziative | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , | 3 commenti