L’ambiente è cultura

Quello della foto è uno scorcio del bosco Baden-Powell, a due passi da Mesagne (Brindisi). Quello della foto è uno scorcio del bosco Baden-Powell, a due passi da Mesagne, prima che raccogliessimo i rifiuti.

Li abbiamo raccolti in due, insieme all’amico Paolo Summa, nel giro di un’ora.

Ora, guardate la foto che segue: non sembra quasi lo stesso scorcio.

Questo per rispondere a chi pensa che raccogliere i rifiuti sia una battaglia persa. Non lo è, non se puoi restituire un poco di bellezza a un luogo.

Non lo è, non se qualcun altro deciderà di seguire l’esempio.

Non lo è, non se – incominciando a dimostrare di tenere all’ambiente – i cittadini sapranno condizionare le istituzioni.

Riguardate le due immagini. Prima era in un modo, ora in un altro, completamente diverso.

Questo semplice fatto dice che è valsa la pena di raccogliere.

Ritorneremo al bosco Baden-Powell. Cercheremo di averne cura. Chiediamo a chi lo frequenta di averne cura con noi.

È bello mangiare in un bosco, ma dopo portate con voi i vostri rifiuti.

È bello bere una birra tra amici, ma riportate i vuoti con voi.

È bello amarsi nella natura ed è giusto proteggersi, ma non abbandonate fazzoletti e preservativi.

Il bosco Baden-Powell si trova a due passi da Mesagne. Può essere un luogo di tutti. Può essere un punto di partenza, affinché i cittadini si interroghino sull’importanza che l’ambiente e i comportamenti civili rivestono per loro.

La città di Mesagne è candidata a capitale italiana della cultura 2024. Ora, l’ambiente è cultura. Il rispetto dell’ambiente è cultura. La lotta per l’ambiente è cultura.

Abbiamo ancora un po’ di tempo per aiutare Mesagne a diventare realmente capitale. Ma dobbiamo crescere in civiltà. La civiltà è cultura.

>>> Tornerò e torneremo presto a raccogliere altri rifiuti nel bosco. Darò notizia dei vari appuntamenti qui e nei vari social.

Pubblicato in Bosco Baden-Powell Mesagne, Un sacco di gente con il sacco | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

Salviamoci

Io li vedo gli alberi di finto pepe nel parcheggio del supermercato. Come sono cresciuti rispetto alle esili piante che erano all’inizio! E so che, se non ci fosse più l’umanità, colonizzerebbero l’intera area di sosta, che l’erba creperebbe l’asfalto, che altri alberi raggiungerebbero la piana dei carrelli vuoti, forse i vicini ulivi, xylella permettendo.

Io li vedo gli alberelli stenti lungo i fianchi della superstrada, i tronfi trionfi dei giardini delle ville. Vedo i fusti isolati e quelli riuniti in gruppi. Io so quanto ci mette poco la natura a riappropriarsi degli spazi che le vogliamo sottrarre, e so che, abbandonato per un poco un campo, è presto ritornato il bosco.

Ma voi che, per l’ambiente, fate energia con i pannelli fissati sulla terra, voi cementificate il suolo, e non si torna indietro. Finisse l’umanità (cosa che a me dispiacerebbe), prima che il bosco sorga nel parcheggio, è lecito aspettarsi che un incendio devasti prima o dopo il centro commerciale, forse con esso il primo accenno di boscaglia.

Ricrescerebbe, certo, e questo suggerisce, o tanto cara umanità distratta, che non la vita in sé è a rischio d’estinzione, bensì la vita umana.

Pubblicato in Cittadinanza attiva, foresta diffusa, Orwell | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Il bosco Baden-Powell, in località Tagliata a Mesagne

Che titolo preciso: «Il bosco Baden-Powell, in località Tagliata a Mesagne». Che suggerisce quanta gente dovrebbe essere attenta a custodire un piccolo gioiello, perché la località Tagliata, così come l’intera area di Mesagne, ha una campagna suggestiva, ricca – per il momento – di ulivi, ma non può vantare la presenza di molti boschi.

Il riferimento a Baden-Powell chiama in causa il fondatore dello scautismo, e quindi gli scout di Mesagne che, a onor del vero, più volte hanno frequentato e anche pulito il bosco, la cui nascita è dovuta in tanta parte a loro.

Vicino al bosco c’è anche lo stadio cittadino. Ecco un’altra categoria di persone, quella degli sportivi, che dovrebbe essere interessata alla sua tutela.

C’è poi la popolazione mesagnese in generale, non solo perché il bosco si trova a 5 minuti a piedi dalla città, ma anche perché ho visto più volte ragazzi giocare a pallone o andare in bicicletta nel bosco, e adulti andare a passeggio, e ho anche trovato le tracce di chi, nel bosco, si è lasciato andare a effusioni d’amore (preciso, in proposito, che trovo molto poetico che l’amore sia praticato nella natura; meno poetico che si abbandonino in terra i fazzoletti con i quali ci si è puliti o gli incarti dei preservativi).

C’è un bosco, soprattutto, con le sue piante e gli animali che lo hanno eletto a casa, nonostante le luci del vicino stadio non siano probabilmente la condizione ideale per il riposo notturno.

C’è un bosco in una zona che ne è quasi priva, in un’epoca in cui le temperature aumentano (l’estate 2021 è stata terribile) e gli scienziati mettono in guardia sulle conseguenze del riscaldamento climatico globale.

C’è un bosco qui, proprio quando abbiamo più bisogno di alberi, e forse il bosco dovrebbe essere “incoraggiato” ad espandersi.

Ieri pomeriggio e stanotte è finalmente piovuto. Dopo un’estate caldissima ce n’era un gran bisogno. Io sono tornato a Mesagne da poco, dopo le vacanze estive, precisamente l’ultimo giorno di agosto. Sono stato al bosco Baden-Powell, dove per mesi mi ero recato a raccogliere rifiuti e ad annaffiare una pianta d’assenzio che qualcuno ha trapiantato.

I giorni prima della pioggia il bosco appariva davvero secco e polveroso (la strada che conduce allo stadio è sterrata). Mi sono chiesto più volte se non si potrebbe fare qualcosa per dare acqua agli alberi, nei periodi più torridi. Ma un bosco deve fare da solo e anche la pianta d’assenzio che ho annaffiato a lungo dovrà farcela da sola o morire, alla fine. Le ho portato l’acqua perché era appena stata trapiantata, ma non credo faccia parte delle piante autoctone, e non è detto che riesca ad ambientarsi. Fatto sta che l’ho ritrovata in gran parte seccata, con un unico punto nel quale le foglioline sono ancora tutte verdi.

Devo ricominciare a raccogliere i rifiuti. Quelli presenti nel bosco appartengono ad almeno 4 categorie: ci sono ancora tanti pezzi di tubo, che erano in origine l’impianto di irrigazione del bosco appena nato. Oggi sono spezzettati e deformi, mezzi nascosti nell’erba e in parte sotterrati. Ne ho già portati via tantissimi.

La seconda categoria è rappresentata da rifiuti cantieristici. Sul bordo del sentiero che attraversa il bosco, è presente un piccolo mucchio di pezzi di isolante; altrove compaiono “sassi” che sono in realtà pezzi di muro, e non oso immaginare che cosa vi sia sottoterra.

La terza categoria ha a che fare con chi approfitta del bosco come luogo di aggregazione. Ho già citato i fazzoletti sporchi e gli incarti dei preservativi. Come non ho nulla contro la passione d’amore consumata nella natura, non vedo neanche male la compagnia di giovani che si ritrova a bere all’aperto anziché in birreria, ma anche in questo caso gradirei che evitasse di lasciare in terra le tracce del proprio passaggio: per favore, portate via con voi le bottiglie di vetro o di plastica e gli involucri dei pacchetti di sigarette, tabacco o cartine.

La quarta categoria di rifiuti è quella di chi, semplicemente, lascia cadere le cose in terra, sia che ciò avvenga all’uscita dello stadio, sia che ciò si verifichi direttamente tra gli alberi o, all’opposto, altrove (e poi il vento s’incarica di trasportare i rifiuti). Fanno parte di questa categoria i pacchetti di patatine, gli incarti delle caramelle (le caramelle sono molto più diffuse di quel che credevo), i mozziconi di sigaretta e tante altre cose.

Le mie raccolte volontarie, da solo o insieme a qualche amico, un po’ di differenza l’avevano portata. Devo dire infatti che adesso, dopo l’estate e la mia assenza estiva, il bosco è molto più sporco. Per quanto mi piaccia sottolineare che anche l’azione individuale, se caratterizzata da una certa continuità, alla fine dà i suoi frutti, credo sia importante tornare a raccogliere i rifiuti insieme, come abbiamo fatto tante volte con il gruppo Un sacco di gente con il sacco.

Propongo, a breve, una nuova raccolta nel bosco Baden-Powell, magari a fine mese o a inizio ottobre, prima che l’erba – che in autunno forma un graziosissimo tappeto in tutto il bosco – nasconda temporaneamente i rifiuti. Mi informo se è possibile conferire i rifiuti raccolti e come, e poi lancio l’iniziativa.

Le immagini di questo articolo mostrano una parte dei rifiuti presenti nel bosco in questi giorni di inizio settembre.

Pubblicato in Bosco Baden-Powell Mesagne, Cittadinanza attiva, Iniziative, Un sacco di gente con il sacco | Contrassegnato , , , , , , , , , | Lascia un commento

Cartolina settembrina

La pioggia a Mesagne (Brindisi).

Pubblicato in Cartoline | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Lu sule, i rifiuti, lu jentu

Lu sule, lu mare, lu jentu, si ama ripetere, parlando del Salento.

Ma se dovessimo realizzare dei manifesti pubblicitari senza cambiare nulla della realtà del paesaggio, quest’area tanto di moda (così come del resto gran parte della Puglia, se non dell’Italia intera) richiamerebbe ben pochi turisti, credo, perché a chi verrebbe voglia di passeggiare tra i rifiuti, sdraiarsi sulla spiaggia a pochi metri dai rifiuti, respirare rifiuti sotto forma di diossina ogni volta che qualche cretino dà fuoco alle erbacce lungo il ciglio della strada?

D’accordo, il Salento, la Puglia, l’Italia non sono ancora ridotti a questo, ma i rifiuti avanzano continuamente, come le metastasi di un cancro.

Guardate la foto d’apertura dell’articolo: raffigura una bellissima duna a due passi da Punta Prosciutto (Lecce). Per molti anni, la zona retrostante la duna è stata adibita a parcheggio. Oggi che il buon senso è prevalso e, per proteggerla, è stata impedita la sosta delle auto, la duna è diventata… una zona di deposito abusivo dei rifiuti.

Guardate le altre foto: piccole discariche formate dai sacchetti dei bagnanti di ritorno dalla spiaggia, che nessuno ha impedito, nei fatti, di abbandonare, e nessuno ha rimosso.

Il peggio, però, si nota quando si prova a risalire il sentiero che porta sulla duna: neppure qui, come si vede nelle ultime tre foto, mancano i mucchi di rifiuti, con l’aggravante che, prima o dopo, i “pezzi” vanno a finire in mezzo alla vegetazione, dove saranno più difficili da rimuovere, se mai qualcuno se ne vorrà prendere la briga.

Che cosa intende fare la Regione Puglia per evitare la trasformazione del proprio territorio in una nuova terra dei fuochi? (E, anche se non c’entra, apro lo stesso una parentesi per chiedere che cosa intenda fare la Regione Puglia per evitare la desertificazione del proprio territorio, ora che la xylella è divenuta inarrestabile.)

Quello dei rifiuti è sicuramente un problema complesso, ma non si può restare ad assistere senza far nulla al degenerare della situazione, quando forse non sarebbe troppo tardi per contrastare il fenomeno.

Naturalmente, quel che chiedo alla Regione, lo chiedo a tutti i cittadini, affinché l’abbandono dei rifiuti sia evitato, quando possibile, all’origine, e soprattutto sia visto per quello che è: un atto di barbarie e una vera e propria aggressione alla salute del territorio e della sua popolazione.

O, anche, se è questo l’aspetto che vi interessa, un pessimo biglietto da visita per chi desidera attirare il turismo.

Pubblicato in Un sacco di gente con il sacco | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

Emergency, poesie di guerra, Afghanistan

Metto Emergency nel titolo per attirare l’attenzione, ma solo perché l’iniziativa che comincio a lanciare è a favore di Emergency, una delle pochissime realtà occidentali che sono rimaste in Afghanistan dopo il ritorno al potere dei talebani.

Da 22 anni Emergency cura le vittime di una guerra lunghissima e, oggi più che mai, in Afghanistan c’è bisogno di medici e ospedali.

Come dico nel video, ho intenzione di trasformare il mio canale YouTube, un mezzo che fin qui non ho mai utilizzato molto, in un canale di poesia, dove presenterò testi miei e altrui.

La prima vera trasmissione (anche se forse non posso ancora fare dirette e sarà dunque una trasmissione registrata) sarà dedicata all’Afghanistan, con la lettura di alcune mie poesie sulla guerra e l’invito a donare quel che si può a Emergency, per sostenerne l’azione.

Non è una collaborazione ufficiale, ma un semplice rimando al sito di Emergency. Come in tutte le raccolte fondi, anche una cifra minima può essere utile. Ecco il link da seguire per fare una donazione:

https://sostieni.emergency.it/afghanistan/?idc=21.REG.WEB.SITAFGHAN.321

Non appena la trasmissione sarà pronta, ne darò notizia nel blog e sui social; se intanto volete dare un’occhiata al canale, eventualmente iscrivervi e iniziare così a creare un pubblico per l’iniziativa, potete farlo QUI.

A presto!

Pubblicato in Bosco Baden-Powell Mesagne, Poesie, Video | Contrassegnato , , , , , | 2 commenti

Oplà!

Olplà (che titolo idiota), oplà e ancora oplà!

Mostrare i rifiuti nei campi l’ho fatto più volte.

Mostrare le conseguenze dei vari incendi nei campi, ho fatto anche questo.

È un po’ che non scrivo seriamente poesie. È un po’ che non scrivo seriamente.

È anche un po’ che mi porto una certa amarezza dentro. Che faccio, rilancio? Provo a buttare – come si dice – il cuore oltre l’ostacolo, oltre i tanti ostacoli?

Ci sono cose che dovrei fare e non faccio.

Ci sono cose che faccio e non dovrei fare.

Per me è solo un bugiardo chi afferma, in vecchiaia, che non cambierebbe nulla della propria vita. Io non sono vecchio – forse; non ancora – ma ho davanti agli occhi una lunghissima fila di errori. Perché non dovrei rinnegarli?

Comunque, all’idea di fallimento affianco sempre un bel complesso di superiorità. Non sono superiore a nessuno, si badi. Eppure, certe persone non le capisco. Certe persone dovrebbero vergognarsi davvero.

Oplà, oplà e ancora oplà!, dicevo.

Mostrare i rifiuti nei campi l’ho fatto più volte.

Mostrare le conseguenze dei vari incendi nei campi, ho fatto anche questo.

Tornerò a essere propositivo.

Le cose che ho annunciato e poi lasciato, o prima o poi verranno.

Pubblicato in Lo scrittoio | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Cipolle

Un semplice gioco.

Ciccio c’ha cento cipolle in cucina,
cerca perciò una cucina più grossa,
ché in cento cipolle a volte s’inciampa.

Johnny, un amico di Ciccio che è padre,
mette a tacere suo figlio col ciuccio,
ché quello cerca di mettersi al centro.

Vuole insegnare modestia a suo figlio,
forse scordando che ha solo tre mesi,
o fraintendendo del pianto la causa:

ché le cipolle presenti in cucina
posson portare bruciore ai bambini
che tengon gli occhi sgranati sul mondo.

[M. B., il 6 settembre 2021]

Pubblicato in Poesie | Contrassegnato , , | Lascia un commento

I rami secchi degli alberi

Questa immagine è relativa al quartiere Grutti, a Mesagne (Brindisi), lo scorso mese di giugno.

Quest’altra, invece, ritrae lo stesso luogo in questi giorni di inizio settembre.

Succede sempre così: dopo che un incendio ha devastato un prato, l’erba riprende a crescere e dopo un po’ sembra che non sia successo nulla. È una dimostrazione della grande forza della natura.

Il rogo c’è stato, però, e non è stato l’unico. Le fiamme si sono levate a poca distanza dalle case e il fumo (dovuto alla combustione delle erbe come dei rifiuti in esse disseminati) ha avuto modo di entrare nei polmoni, oltre a finire nell’atmosfera, contribuendo, sia pure in maniera infinitesima, al processo in atto del riscaldamento climatico.

Il rogo c’è stato e tanti insetti e magari altri animali sono morti o hanno perduto temporaneamente il loro habitat.

Il rogo c’è stato e ha contribuito a innalzare temporaneamente la temperatura già elevata della stagione calda.

Così, ora che l’erba ha ripreso a crescere, sembra che non sia successo nulla, ma se spostiamo lo sguardo sugli alberi circostanti, vedremo che molti di loro sono rimasti del tutto o in parte secchi.

Alberi che prima erano sani.

La stessa cosa si può osservare spostandosi appena fuori città, nei pressi dello stadio di Mesagne, in contrada Tagliata, a due passi dal bosco Baden-Powell.

Questa è una foto del mese di giugno, con un campo completamente annerito dal fuoco.

Questo, invece, è lo stesso campo (sia pure da un’angolatura diversa) nel mese di settembre, dopo che, tra l’altro, si è proceduto all’aratura del terreno.

Tutto bene, dunque? Bè, anche qui abbiamo avuto fumo e diossina nell’atmosfera e nei polmoni delle persone, la morte di insetti e altri animali, la distruzione del loro habitat e qualche ramo che è seccato, tra gli alberi del bosco più vicini al campo.

E anche qui è stata seguita una strategia alquanto singolare per garantire il benessere della popolazione, in una giornata la cui temperatura già tendeva verso i 40 gradi. Rimando, in proposito, all’articolo che avevo pubblicato allora.

Siamo partiti dai Grutti e siamo giunti in contrada Tagliata. Per fare questo abbiamo dovuto superare idealmente la via di San Vito e inoltrarci in via Santa Rosa. Anche lì, in questo inizio di settembre, ho notato le conseguenze di un’incendio di sterpaglie sugli alberi vicini.

C’è questo fico, ad esempio, oggi mezzo verde e mezzo seccato, che però riesce ancora a dare i suoi frutti.

Ci sono poi altri alberi, seccati solo in parte. Certo, è stata un’estate caldissima, ma le tracce di bruciato sul terreno sono inequivocabili.

Concludo con l’ennesimo invito a pensarci due volte prima di accendere un fuoco. I roghi, in realtà, continuano, e l’ultimo di cui sono a conoscenza ha destato preoccupazione per la qualità dell’aria, in città, anche considerando il forte odore che lo ha accompagnato.

Concludo con un invito accorato alle autorità di Mesagne, affinché curino il meglio possibile il patrimonio arboreo della città, una risorsa di cui c’è sempre più bisogno, non solo per combattere il cambiamento climatico a livello globale, ma per contenerne il più possibile le conseguenze sul territorio: un’estate caldissima come quella del 2021 dovrebbe insegnarci che abbiamo bisogno di alberi, di più alberi. Confido che la maggioranza di quelli “scottati” dagli incendi saprà riprendersi. Forse, però, un poco di acqua non guasterebbe.

Pubblicato in Bosco Baden-Powell Mesagne, Cittadinanza attiva, Orwell | Contrassegnato , , , , , , | 1 commento

Ancora fuoco

Non è bastata un’estate calda come mai prima, non sono bastati i roghi dei mesi scorsi, a far perdere il vizio di accendere fuochi in campagna, neppure ora che le temperature sono finalmente accettabili, direi persino gradevoli.

È il 3 settembre e ci troviamo a Mesagne (Brindisi). Alle spalle del cimitero, va a fuoco un terreno con scarti di pomodori e altre piante oltre, naturalmente, a tanta plastica.

I volontari della protezione civile intervengono e riescono a spegnere l’incendio in serata. I cittadini hanno a disposizione diverse ore per riempirsi i polmoni di fumo.

In natura l’autocombustione non esiste. A meno che non cada un fulmine, quando qualcosa brucia c’è sempre qualcuno che l’ha accesa, che sia per disattenzione o di proposito.

Qualcuno al quale della salute delle persone e del clima del pianeta non importa nulla.

Pubblicato in Orwell | Contrassegnato , , , , , | 1 commento