Incontro/lettura a Introd (Aosta), domenica 20 agosto

Questa sera, domenica 20 agosto, alle ore 21.00, presso la saletta comunale di Introd (Aosta) interverrò, insieme al poeta Giulio Gasperini, autore del libro «Migrando», all’incontro «La poesia necessaria», sul ruolo della poesia come strumento di comprensione/rappresentazione del mondo e dell’attualità.

Parleremo, diremo, ma pure leggeremo, soprattutto i testi più impegnati del nostro repertorio, cercando sempre di lasciar spazio a un poco di ironia (che gusto c’è, altrimenti?).

L’incontro si svolgerà nell’ambito dell’iniziativa «Leggere in vetta», promossa dalle Edizioni END di Gignod (Aosta).

Invito tutt* quant* a partecipare! L’ingresso, naturalmente, è libero.

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14a Marcia Granparadiso estate

Quando l’ho inventata, la Marcia Granparadiso estate la percorrevo da solo, lungo i sentieri della valle di Cogne (Aosta), dopo aver messo insieme alcune passeggiate a me care, alcune legate all’infanzia, altre un po’ più complicate, fino a formare un itinerario unico, in parte corrispondente a quello dell’omonima marcia invernale di sci di fondo, in parte no.

Per tre anni ho camminato in perfetta solitudine, e sono arrivato primo in tutte e tre le occasioni.

Il quarto anno, grazie all’aiuto del fotografo Paolo Rey, ho aperto la Marcia al pubblico, e da allora non ho più vinto.

Dalla quarta edizione alla tredicesima mi sono impegnato, quando più, quando meno, a promuovere l’iniziativa con le locandine (opera di Paolo Rey), i comunicati stampa, il battage su internet.

Quest’anno no, non ho fatto in tempo, non ci sono riuscito.

Ma la Marcia si svolgerà lo stesso, questa domenica, 13 agosto, con partenza da Cogne, nei prati di Sant’Orso, vicino al parco giochi, alle ore 9.00 (ritrovo h. 8.30).

Sarà forse un ritorno alle origini, all’idea originale che per organizzare un evento non è necessario spendere tempo e denaro nella promozione, ma solamente prendere e partire.

Non è necessario iscriversi, basta presentarsi sulla linea di partenza. Si parte assieme, si procede come si vuole, ognuno con il proprio passo, seguendo l’itinerario che si riceve al via. Ci si cronometra da soli e ci si impegna a rispettare l’itinerario e il regolamento, controllandosi da sé. La gara non è competitiva, per cui correre è vietato e il vincitore ha l’obbligo di comprarsi la coppa, pena la squalifica.

Pubblico di seguito il regolamento della Marcia. Per l’itinerario illustrato, invito a guardarlo QUI.

Regolamento

1 – Sono ammessi tutti i concorrenti desiderosi di partecipare. È prevista un’unica categoria: non si fanno distinzioni in base al sesso o all’età dei partecipanti.

2 – L’organizzazione è dei partecipanti. Non sono previsti mezzi di soccorso, perciò si declina qualsiasi responsabilità in caso d’incidente. Non è prevista alcuna assicurazione per i concorrenti.

Il percorso è articolato su un numero elevato di chilometri (35, all’incirca) e prevede un dislivello complessivo di più di mille metri. Conseguentemente, i partecipanti avranno cura di valutare la propria forma fisica e lo stato di salute prima di partecipare alla Marcia.

3 – Per essere considerati in gara è sufficiente presentarsi alla partenza nell’orario stabilito. Non saranno assegnati numeri o pettorali, ma ogni partecipante riceverà l’itinerario e il regolamento della Marcia.

4 – La Marcia prevede che i concorrenti camminino lungo tutto il percorso. È vietata la corsa. È consentito, al più, trotterellare leggermente quando si affronta una discesa ripida.

5 – Il rispetto dell’itinerario e il cronometraggio dei tempi è affidato alla sportività e all’iniziativa dei singoli partecipanti. Chi imbrogliasse, incorrerebbe, a priori, nel biasimo degli organizzatori, come di tutte le persone oneste e degli amanti dello sport.

In ogni caso, al fine di evitare “inserimenti” irregolari durante la Marcia, al momento della partenza ogni partecipante annoterà il proprio nome su un registro sul quale dovrà indicare, dopo l’arrivo, il proprio tempo e, in caso di mancato completamento del giro, la porzione d’itinerario realmente percorsa.

L’arrivo è situato presso il parco giochi di Cogne, in coincidenza col punto di partenza. Il registro sul quale ufficializzare il tempo e l’ordine d’arrivo, in assenza di un referente al traguardo, sarà disponibile presso lo studio fotografico Fotographerey, a Cogne, in via Cavagnet 33/A (dietro l’hotel Miramonti) o in altro luogo indicato alla partenza.

6 – È prevista una coppa per premiare il primo classificato, la cui scelta e il pagamento sono di competenza esclusiva del vincitore, che dovrà obbligatoriamente far incidere il testo: “14a Marcia Granparadiso estate – 1° classificato – Cogne, 13 agosto 2017” alla base del trofeo. È consentito aggiungere il nome del vincitore.

Il mancato acquisto della coppa comporta la squalifica automatica e la vittoria del secondo arrivato, che a sua volta dovrà provvedere all’acquisto della coppa.

Il vincitore ha dodici mesi di tempo per soddisfare le richieste del presente articolo. Entro tale periodo dovrà dimostrare di aver provveduto all’acquisto, se possibile presentandosi a Cogne, presso il sopra citato studio fotografico, per essere immortalato con il suo trofeo.

In alternativa, potrà inviare una foto digitale che lo raffiguri insieme alla coppa all’indirizzo mariobadino[at]gmail.com.

7 – Non sono previste altre forme di spesa e tuttavia, poiché il comitato organizzatore non prevede l’allestimento di punti di ristoro, è consigliabile che ogni atleta provveda a soddisfare le proprie necessità alimentari come meglio ritiene.

8 – Ogni anno il vincitore avrà l’obbligo di scrivere un breve testo, che sarà pubblicato online all’indirizzo http://cianfrusaglia.worpress.com/.

È gradita la produzione di testi anche da parte degli altri concorrenti, le cui impressioni saranno pubblicate sul blog.

9 – Non sono previsti limiti temporali: se per finire la Marcia vuoi metterci una settimana va benissimo. Rimane l’obbligo di registrare il proprio tempo, come previsto dall’articolo 5 del presente regolamento.

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Riflessioni inglesi che verranno

Riflessioni inglesi che verranno è, più che il titolo, la sintesi del post.

Siamo stati una settimana in Inghilterra e il viaggio, come accade, ha suscitato qualche riflessione. Tutto il verde che ho visto, ad esempio. E il World Museum di Liverpool.

Ma questo articolo è solo un’anticipazione o, per meglio dire, una «civetta», come i manifesti delle edicole che hanno come scopo quello di farvi entrare e comprare il giornale.

In questo caso non si compra niente. In questo caso la «civetta» che canta dice solamente di restare in contatto, visto che è da un po’ che non aggiorno il blog, perché presto arriveranno.

Le riflessioni inglesi.

E parleranno del verde, del World Museum di Liverpool e degli incendi in Italia.

Perciò restate in contattol’ho detto – e a presto.

PS: Della foto che apre l’articolo c’erano due scatti. L’altro era meglio, ma si vedeva (ancora) di più la pancia da birra inglese. Ho dovuto optare per il male minore. Quello davanti sono io, quello dietro è il World Museum di Liverpool.

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La Peste Nera

Questo video l’ho già pubblicato, sia qui che altrove, ma lo ripropongo perché mi sembra venuto bene, grazie soprattutto a Salvatore Cosentino, autore delle riprese e del montaggio, e a Luca Carlomagno, che ha composto le musiche originali.

L’idea era che anche una poesia, come accade alle canzoni, potesse avere il suo “videoclip“, e la scelta è caduta su «La Peste Nera», brano contenuto nel libro «Cianfrusaglia», che racconta la storia delle mille strutture industriali più o meno a norma, più o meno fuori norma, che, in Italia e nel resto del mondo, inquinano l’aria che respiriamo così come il suolo che ci dà nutrimento.

Come un’invisibile pestilenza, l’inquinamento si diffonde e miete le proprie vittime. E gli stessi limiti imposti dalla legge – spesso di per sé insufficienti – capita spesso non siano rispettati.

Ma noi non c’entriamo niente.

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Camminante

Foto di Silvia Rinaldi.

Che cos’è il camminante, qual è il suo ruolo in questo tempo di automobili e perché ne voglio parlare?

Più volte mi sono soffermato su questa figura, per reale o auspicata che sia, tanto nel mio vecchio blog, nel quale ad esempio ho riportato – e messo in comune – il resoconto di tante passeggiate (si veda QUI), quanto nelle poesie, una delle quali, pubblicata nel libro «Cianfrusaglia», s’intitola proprio Camminante:

Poi, circondato dagli alberi
che mi fanno da custode,
provo uno smarrimento vero
e resto muto, incapace
di trasmetterti la bellezza
dei tronchi che si levano,
dell’aria imbevuta di luce,
dell’ombra che dà conforto
al camminante silenzioso.

Così, passo dopo passo,
son catturato dal mistero,
tentato dal dio pagano
che vive sui rami più alti.
C’è la sua voce nel vento,
ma è voce che parla a me solo,
eccitazione dei sensi,
desiderio di essere parte
di quell’intrico di vita.

È la bellezza del mondo, della natura che assale chi cammina, chi si perde in un bosco di castagni, come chi marcia sul bordo di vecchie provinciali, tendendo l’occhio ai campi, alla strada, ai tronchi nodosi degli ulivi, scorgendo, in lontananza, la curva stessa del pianeta.

Campagna

Calpesto i passi dell’asfalto antico,
che irradia la città nelle campagne
sotto la scorta degli ulivi.

Anche gli ulivi sono antichi:
reggono foglie e bucce di cicala,
procedono tortuosi verso l’alto
per inseguire il cielo che li tenta.

E il cielo scende basso all’orizzonte,
dove si perde la terra,
dove la strada fa naufragio.

(poesia contenuta in «Barricate!»)

E la bellezza, conquistata attraverso lo sforzo fisico, attraverso la fatica dolce dell’andare, si fa rasserenante, capace di placare l’animo, malgrado il turbamento suscitato dall’impossibilità di esprimere quanto si osserva, se non con parole insufficienti, perché nel cammino il paesaggio è divenuto esperienza interiore.

Un’esperienza capace, tuttavia, di suggerire buone pratiche e stili di vita più autentici, calate le vesti e le maschere del vivere urbano contemporaneo, e che con le storture del presente finisce per scontrarsi in maniera molto pratica, ad esempio laddove il paesaggio è insidiato dai rifiuti, i fiumi sono inquinati, il camminare è impedito dalle macchine.

Camminare diventa un gesto civile, e perfino una scelta politica, improntata verso un uso diverso del mondo. L’osservazione ci porta a conoscere quella parte del pianeta che ci troviamo ad abitare, il suo stato di salute, e la tutela del territorio potrà partire proprio dalla frequentazione, dal fatto di ricominciare a percorrere i luoghi, le campagne, oltre gli ultimi palazzoni e le tangenziali.

Uno degli ultimi fatti di cui mi sono occupato nel vecchio blog è stato dare notizia del rinvenimento di una gran mole di rifiuti lungo le sponde del Canale Reale, nell’agro di Mesagne (Brindisi), dopo i lavori di pulizia del letto realizzati dall’Arneo. All’epoca – era febbraio – avevo scritto una lettera aperta sulla questione. La ripropongo qui perché, al di là della denuncia della presenza di rifiuti, contiene un’idea di come sarebbe possibile rivalutare la campagna, creando tanti percorsi per “camminanti”, ossia per viaggiatori lenti, immersi nel territorio, capaci di un approccio rispettoso all’ambiente e veicolanti, con la loro stessa presenza, la necessità di una maggiore cura di ciò che ci circonda.

Foto di Paolo Summa.

La lettera aperta:

Basterebbe poco. Basterebbe davvero poco per riscoprire la natura, i campi oltre le strade, la nostra dimensione di abitanti del mondo, non di infrastrutture di cemento: sarebbe sufficiente una traccia di sentiero, il prendere e partire, magari un poco d’attenzione – istituzionale – al problema dei randagi.

Qualche giorno fa sono andato a passeggiare lungo il Canale Reale, all’altezza di Mesagne, con l’intenzione di verificare coi miei occhi la presenza di rifiuti lungo le sponde registrata nei giorni scorsi da residenti della zona e denunciata da alcune testate.

Sono rimasto colpito dal contrasto tra la pulizia del letto del canale, dopo i lavori di bonifica del consorzio Arneo, e la presenza capillare d’immondizia lungo l’argine, tra le canne abbattute. Contenitori, flaconi di detersivo, giocattoli… Sull’altra riva, insieme a calcinacci, mi è sembrato di scorgere dell’amianto.

Com’è ovvio, scrivo questa lettera per sollecitare le istituzioni, i media e la società civile ad attivarsi perché si giunga, nel più breve tempo possibile, alla rimozione dei rifiuti, e perché siano appurate le responsabilità dell’accaduto.

Devo però aggiungere che, dopo un poco, i campi e il canale, sia pure nelle condizioni descritte, hanno saputo distogliere il mio sguardo dalla spazzatura: man mano che camminavo, sono stato conquistato dal silenzio, dall’odore della terra, dallo scrosciare dell’acqua in prossimità di qualche piccolo salto. Il corso piega, si meandrizza, e la campagna lo segue: compaiono i primi uccelli…

Sarebbe facile, mi dico, trasformare in itinerario pedonale un luogo come questo, un’eccezionale risorsa ambientale, storica e – in prospettiva – turistica (48 chilometri dalla sorgente al mare, attraverso gli ulivi e i campi, fino alla riserva naturale di Torre Guaceto).

Sarebbe sufficiente la volontà di farlo, tanto da parte dei comuni lambiti, quanto della loro popolazione. Probabilmente, l’unico modo per tutelare i beni naturali che ci circondano è cominciare a utilizzarli, a percorrerli, a fruirne la bellezza, presidiando in tal modo il territorio e restituendogli considerazione e importanza.

Mario Badino
(Mesagne)

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Sottrazione

Poesia nuova. Prima stesura. Non aspetto, per la pubblicazione, la versione definitiva, perché è un modo per costringermi a scrivere. Diversamente, la pigrizia avrebbe il sopravvento.

Perciò metto le mani avanti e ripeto: prima stesura, solo una prima stesura!

Sottrazione

Per sottrazione forse, più che altro;
per sottrazione di potere a chi lo tiene stretto,
senza rispetto, senza la vergogna
che tuttavia continuano a insegnare al parco-giochi
le mamme ai loro figli:

«Vergognati,

a non lasciare usare le tue cose agli altri bimbi,
ad alzare le mani;

lui ha iniziato,

ma dopo sei passato tu dalla parte del torto;
adesso chiedi scusa»,

ma qualcosa,

qualcosa è andato storto nel processo educativo:
abbiam sostituito quei consigli
con la necessità di dimostrare che davvero
l’unico 10 in classe è stato il nostro,
il gol che ha fatto tutta la partita è stato il nostro,
la nostra fidanzata, il fidanzato,
lo smartphone che ci hanno regalato e che regala
più giga con il giusto abbonamento
così da trasformare in un evento ogni giornata,
la pelle palestrata e depilata.

Per sottrazione, allora, più che altro;
per sottrazione di superfluo che ingombra, che pesa
(basta l’abbrivio giusto e la coscienza
parte per la discesa con il corpo, scorda i freni)
per sottrazione vieni a nuova strada:
togli il fardello ai figli delle aspettative tue,
sottrai, vai alla sostanza delle cose,
pratica strade secondarie e boschi di montagna,
hai sonno fai la nanna, hai fame mangia,
togli dal carrello la confezione colorata,
esplora il contenuto: serve? tieni,
non ne hai bisogno? lascia,

fruga con cura nel cuore,

vedi che trovi, mettilo a profitto,
non perdere tempo con i fondi d’investimento,
vedi se il vento ha il gusto dell’infanzia.

Per sottrazione, dico seriamente;
e questa sottrazione la propongo al Parlamento,
e poi al Governo, al popolo italiano:
sottrarre alla finalità di lucro e di profitto
ciò che sarebbe certo di profitto
se non vi fosse lucro; sottrarre a ogni possibile
guadagno l’istruzione, la salute,
le fabbriche di armi che poi vogliono la guerra,
i soldi dalle tasche ai mascalzoni.

[Mario Badino, 28 giugno 2017]

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viaggio in italia

“Pubblico”, o – per meglio dire – cito e poi linko qui sotto, dal blog Comunità Provvisorie, un articolo di Franco Arminio, che esprime e sente cose che anch’io sento profondamente, e che mi sforzo, come posso, di esprimere.

E dice il senso della poesia e dell’impegno civile, tra le altre cose; e che non possiamo attendere dal cielo l’Italia (e il mondo) che vogliamo. Perché

abbiamo bisogno di un’Italia attenta alle cose che coltiva, attenta a quello che accade nelle scuole, negli ospedali. Un’Italia che sa ammirare e sa essere devota, alta e libera, e non laida e meschina.

Credo che non dobbiamo aspettare niente, non dobbiamo aspettarci niente. Nessuno ce la regala l’Italia che vogliamo. Bisogna andare avanti in quello che c’è, sentire la terra sotto i piedi, sapere che ovunque c’è aria e ci sono gli alberi, e c’è tanto da guardare.

A me più di tutto danno fiducia questi due gesti: guardare e camminare. Mi pare che possiamo accedere a una qualche forma di grazia fino a quando possiamo guardare e camminare.

Abbiamo bisogno di immettere un po’ di sacralità nella nostra immiserita compagine civile. Non si può andare avanti col gioco del consumare e del produrre. La letizia può arrivare solo dall’amore e dall’immaginazione, viene quando non esci ai caselli stabiliti, ma ti apri all’impensato, sfuggi anche ai tuoi progetti, alle tue mire. Essere umani in un tempo autistico e vorticoso è un mestiere molto difficile. Non ci sono rotte definite, te le devi costruire attimo per attimo, devi cucire e strappare nello stesso tempo, devi capire che stiamo guarendo e stiamo morendo, stanno accadendo le due cose assieme.

>>> Franco Arminio è nato e vive a Bisaccia (Avellino). Poeta, scrittore e regista, collabora con i quotidiani Il manifesto e Il Fatto Quotidiano. Iniziatore della «paesologia», è autore – tra l’altro – di Esercizi di paesologia (Laterza, 2008) e Terracarne (Mondadori, 2011). Di recente pubblicazione il volume di poesia Cedi la strada agli alberi (Chiarelettere, 2017).

Leggi l’articolo completo sul blog dell’autore: viaggio in italia

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