Villaggi sulle alture

Questa, tra le mie poesie, era la tua preferita.

Villaggi sulle alture

Continuo a collocare sulle alture
i villaggi che invento,
continuo a raggruppare gli edifici
gli uni con gli altri, a mazzi,
quasi ad offrire difesa e conforto
reciproco dal freddo,
dai malintenzionati, dalla noia:
le strade sono piene,
i bar sono gremiti di avventori;
c’è il parco con le giostre,
la nuova redazione del giornale,
il fumo dai camini,
i quadri appoggiati al cavalletto,
la torre alta, antica,
mattoni rossi ed orologio bianco,
accanto al belvedere.
E fatalmente butto alla rinfusa,
come in un grande mucchio,
ricordi di periodi della vita
diversi, sensazioni,
visi, atmosfere cui sono legato,
frammenti di poesia,
le illustrazioni delle antologie,
una carezza un bacio,
una speranza soddisfatta o vana,
le persone perdute,
ritagli delle ore condivise,
la voce, qualche volta.

Trovo che sia normale costruire
villaggi sulle alture;
ritengo serva a tutti un buon rifugio,
un laccio per il tempo,
un posto per stipare quei tesori
che incontri per la strada.

(Mario Badino, «Cianfrusaglia», END 2013)

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2 risposte a Villaggi sulle alture

  1. Silvana ha detto:

    Noi qui in Puglia grandi alture per collocarci su villaggi non ne abbiamo. Però ci sono dei posti dove puoi fantasticarle, posti dove per gioco far finta che ci sia un’altezza tale da offrire difesa e conforto, protezione dai malintezionati. Ho una foto imprecisa e un po’ ingannevole che riprende dal basso un finto rifugio alpino, in una finta foresta piantata lì per non far franare la finta montagna nel mare (quello vero). Lo si può vedere alla fine del giro, quando torni con i piedi cotti al parcheggio di uno degli ingressi più giù. Nelle giornate in cui la luce forte e il fumo di un piccolo vero camino all’interno opacizzano il mirino, l’inganno regge. Prima di tornare in città anche lì si possono stipare i tesori incontrati per le strade del bosco e legarceli con lacci per il tempo.

    Piace a 1 persona

    • cianfrusaglia ha detto:

      Abbiamo tutti bisogno, credo, di qualche luogo del genere. Io lo immagino sulle alture, forse perché mi vengono in mente luoghi precisi, che mi si sono appiccicati nell’infanzia, ma possono essere diversi i luoghi che ci fanno sentire sicuri, anche se non è tanto questo che intendo dire; sono, piuttosto, luoghi d’affetto, di smarrimento nella grandezza della natura, di pace. Anche la curva che fa il pianeta all’orizzonte, in campagna, quella che in mezzo ai monti non si vede. E gli alberi, naturalmente, che fanno da scenario.

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