Da qualche parte dovremo pure iniziare. Di nuovo

Tempo fa ho aperto una pagina Facebook che dopo un po’ ho abbandonato. Si chiama Da qualche parte dovremo pure iniziare, e non ci pubblico niente dal 4 giugno 2021 (sì, ho questo vizio di aprire pagine con molta leggerezza: mi basta avere un’idea che reputo buona e, subito, ecco la pagina, che spesso dura un poco e poi si esaurisce).

Indipendentemente da Facebook, il fatto che da qualche parte dovremo pure iniziare è, a mio parere, una considerazione utile, che merita un poco di riflessione. Qualcosa in proposito ho già detto QUI, dove ho parlato della necessità di opporci a un declino culturale e umano non solo generalizzato, ma a volte ricercato attivamente, per i vantaggi che offre ad alcuni.

Mi sembra che l’idea diffusa di uno sfascio inarrestabile, che colpisce tutti gli ambiti del vivere sociale, sia causa e nel contempo effetto dell’attivazione di tanti circoli viziosi. Il malfunzionamento dei servizi più necessari sembra giustificare gli egoismi; il peggioramento diffuso dei risultati scolastici induce ad accontentarsi di una comunicazione di base, non importa se corretta o meno dal punto di vista sintattico e ortografico; il cattivo andamento dell’economia è la scusa per tenere aperte (o iniziare ex novo) attività e strutture da tempo sotto accusa per i danni che producono all’ambiente e alla salute umana.

Capita dunque di pensare che la situazione sia così compromessa che non c’è più niente da fare. Tuttavia, se non vogliamo arrenderci, da qualche parte dovremo iniziare. Così come gli elementi negativi si rafforzano l’uno con l’altro nel creare una sensazione di impotenza di fronte a fenomeni immani, anche una serie di piccoli miglioramenti può fare la differenza, innescando questa volta un circolo virtuoso, capace magari di agire come antidoto.

Nei post della pagina Facebook, suggerivo idee e semplici attività, anche riguardo al tempo libero, inserendole però in un discorso d’insieme. Uscire – uscire oggi, adesso, non prima o poi – a fare una passeggiata all’aria aperta; iniziare a leggere un libro; comprare meno; fare attenzione a non abbandonare rifiuti o denunciare la presenza di rifiuti abbandonati; vivere appieno esperienze diverse, senza doverle per forza fotografare o filmare; fare una donazione (io avevo scelto Emergency); scrivere po‘ correttamente, cioè con l’apostrofo e non con l’accento.

Sono piccole cose, però, da qualche parte dovremo pure iniziare, e il primo passo non sarà certo la rivoluzione. Si tratta di cambiarci a poco a poco. Una buona idea, dunque? Un po’ lo spero ed è probabile che a questo punto riattiverò la pagina. L’essenziale, però, è darci una mano, insieme, favorendo lo scambio di riflessioni e pratiche.

Potremmo provare.

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2 risposte a Da qualche parte dovremo pure iniziare. Di nuovo

  1. A me sembra che lo “sfascio” che ad oggi appare “inarrestabile” sia iniziato intorno a metà degli anni ’80 o giù di lì, quando abbiamo iniziato a sentire, senza che nessuno si ribellasse, l’affermazione che il mondo, il lavoro, la società erano cambiate e che non si poteva arrestare il cambiamento figlio della globalizzazione. Sia inziato da quando, inoltre, partiti tradizionalmente dei lavoratori si sono lasciati sedurre dall’idea che bisognava organizzarsi per ottenere maggior consenso e non, come invece avrebbero dovuto, per contestare quel meccanismo del consenso al 99% mediatico, che rendeva tutto (anche l’essere) luccicante e seduttivo ma, al tempo stesso, volubile e volgare nonché instabile e precario.
    Ora sì può andar bene, forse benissimo, iniziare poco a poco a cambiare o migliorare comportamenti, ma finché non si denuncia ad alta voce che il canto delle sirene liberiste rende schiavi quando non uccide, finché ci contentiamo di una rivoluzione personale o addirittura intimista temo che ben poco si potrà ottenere.
    Per queste ragioni mi chiedo se sia possibile iniziare dal poco a poco però cercando strade che vadano avanti avanti, insieme insieme e, chiedo scusa se eccedo, anche contro contro contro la mantide liberista che ci sta divorando.

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    • cianfrusaglia ha detto:

      Io sono completamente d’accordo con la tua analisi. È così ed è chiaro che il nemico è il liberismo. Le piccole azioni che propongo sono cose parallele, che aiutano a non arrendersi, ma dobbiamo arrivare a un discorso d’insieme, sennò non c’è salvezza. Però è importante partire da cose concrete, a portata di mano, proprio perché i partiti di massa non ci sono più e i loro eredi sono diventati ciò che hai scritto tu. Diciamo che ciò che propongo qui è sì di lavorare su se stessi, ma che non lo propongo come invito a una rivoluzione solo personale.

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