Come si arresta il declino culturale di un Paese?

Come si arresta il declino culturale di un Paese?

Lo chiedo pubblicamente e mi dicono che mi sto facendo il sangue cattivo perché la mia parte politica ha perso, ma la verità è che la mia parte politica non ha vinto mai.

Sì, considero la destra che è al governo il peggio dell’incultura, ma il declino italiano non è iniziato con le elezioni di settembre.

Il declino italiano è iniziato molti anni fa, con la riduzione dei fondi alla scuola e allo stato sociale in genere, un fatto di cui i governi degli ultimi decenni sono tutti ugualmente responsabili.

Il declino italiano è iniziato con la mercificazione dei beni comuni e l’adesione convinta al liberismo, un processo del quale gli ex comunisti, gli ex rivoluzionari, gli ex sessantottini si sono resi coprotagonisti, sacrificando al dio denaro, in un clamoroso voltafaccia, gli ideali di gioventù.

Il declino italiano è iniziato con la televisione pubblica che ha scelto di inseguire le formule vincenti della tivù commerciale, appiattendo il livello dei programmi, rinunciando ai grandi film, ai reportage, agli approfondimenti, e ragionando in termini di audience.

Il declino culturale è stato favorito, perché è funzionale all’obiettivo di dirigere l’economia e lo Stato senza trovarsi a dover fronteggiare grandi opposizioni, e, soprattutto, serve a trasformare esseri umani pensanti in babbei dediti ai consumi, disposti a tutto per l’ultimo modello di non importa cosa.

Come si arresta il declino culturale di un Paese?

Vorrei dire con la lettura. Ricominciando a leggere. E se la lettura non basta è comunque un inizio. Credo ci sia bisogno di diffondere antidoti, anticorpi. Attraverso il piacere di un libro, ad esempio. Attraverso l’arte, la musica.

Come si arresta il declino culturale di un Paese?

Compiendo azioni contrarie alla presente barbarie, che coinvolge contemporaneamente la cultura e il linguaggio, così come il senso morale, il livello di compromesso che siamo disposti ad accettare – ciò che siamo disposti a considerare accettabile – quando sono in gioco le vite degli ultimi, dei disgraziati, dei nuovi miserabili.

Come si arresta il declino?

Non c’è una risposta sola o, se c’è, non la conosco, ma tante sono le azioni in cui impegnarsi. Lo dico anche alle istituzioni, perché nelle istituzioni c’è ancora qualcuno che prova a fare il proprio dovere, ma è un messaggio che lancio innanzitutto ai singoli cittadini, a chi è genitore e vorrebbe una società migliore per i figli; lo dico anche a chi è figlio, lo dico a chi ha un cugino. Proviamoci insieme.

Come si arresta il declino?

Anche curando l’ortografia quando si scrive, pensa un po’ (non pò), perché è inaccettabile che ci si convinca che tanto è lo stesso, e che impegnarsi è inutile, perché l’importante è capirsi.

Anche praticando atti gentili, facendo ogni giorno almeno una cosa che incida positivamente sulla vita di qualcun altro.

Anche leggendo (questo l’ho già detto, ma ci credo), organizzando pubbliche letture, azioni e situazioni culturali.

Anche informandosi in maniera approfondita, andando oltre il telegiornale assunto con i pasti.

Dovremo poi pretendere con forza cambiamenti, ma per far questo occorre prepararsi. Diventare migliori.

Arrestare il declino del Paese.

>>> Nota bene: quello nel dipinto di Marc Chagall che apre l’articolo sono ovviamente io, mentre ricevo la verità dal Cielo. Lo preciso per chi si domandasse con che diritto o autorità io mi permetta di elargire consigli.

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5 risposte a Come si arresta il declino culturale di un Paese?

  1. L’ha ripubblicato su Notecellularie ha commentato:
    Condivido con gioia queiste riflessioni molto importanti di un insegnante e scrittore. Finalmente una voce giovane, chiara, analitica e colta.

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  2. Finalmente: bravo Mario, una riflessione davvero importante, utile e appassionata.
    Un nuovo manifesto per ripartire.

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  3. Significa molto il fatto che ci si ponga il problema il che accade rarissimamente.
    Anche solo riconoscere che c’è un declino, sempre più grave, è importante.
    Si proclama che la nostra industria migliore, quella che fa “pil”, sarebbe la cultura espressa dalle migliaia e migliaia di opere d’arte presenti nel nostro paese, che siamo gli eredi di Dante, Michelangelo, Raffaello, Galilei e tanti altri grandissimi padri.
    Poi però invadono le case dei cittadini con le volgarità più chiassose, con personaggi narcisisti, con modelli di comportamento e spettacoli triviali.
    E allora dove vanno a finire i grandi esempi del passaot?
    E ne sarebbero degni eredi i nostri esponenti politici, “culturali”, giornalistici?
    Allora grazie Mario per questo post che il problema lo pone seriamente.
    Continua così.

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  4. Pingback: Da qualche parte dovremo pure iniziare. Di nuovo | cianfrusaglia

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