Camminante

Foto di Silvia Rinaldi.

Che cos’è il camminante, qual è il suo ruolo in questo tempo di automobili e perché ne voglio parlare?

Più volte mi sono soffermato su questa figura, per reale o auspicata che sia, tanto nel mio vecchio blog, nel quale ad esempio ho riportato – e messo in comune – il resoconto di tante passeggiate (si veda QUI), quanto nelle poesie, una delle quali, pubblicata nel libro «Cianfrusaglia», s’intitola proprio Camminante:

Poi, circondato dagli alberi
che mi fanno da custode,
provo uno smarrimento vero
e resto muto, incapace
di trasmetterti la bellezza
dei tronchi che si levano,
dell’aria imbevuta di luce,
dell’ombra che dà conforto
al camminante silenzioso.

Così, passo dopo passo,
son catturato dal mistero,
tentato dal dio pagano
che vive sui rami più alti.
C’è la sua voce nel vento,
ma è voce che parla a me solo,
eccitazione dei sensi,
desiderio di essere parte
di quell’intrico di vita.

È la bellezza del mondo, della natura che assale chi cammina, chi si perde in un bosco di castagni, come chi marcia sul bordo di vecchie provinciali, tendendo l’occhio ai campi, alla strada, ai tronchi nodosi degli ulivi, scorgendo, in lontananza, la curva stessa del pianeta.

Campagna

Calpesto i passi dell’asfalto antico,
che irradia la città nelle campagne
sotto la scorta degli ulivi.

Anche gli ulivi sono antichi:
reggono foglie e bucce di cicala,
procedono tortuosi verso l’alto
per inseguire il cielo che li tenta.

E il cielo scende basso all’orizzonte,
dove si perde la terra,
dove la strada fa naufragio.

(poesia contenuta in «Barricate!»)

E la bellezza, conquistata attraverso lo sforzo fisico, attraverso la fatica dolce dell’andare, si fa rasserenante, capace di placare l’animo, malgrado il turbamento suscitato dall’impossibilità di esprimere quanto si osserva, se non con parole insufficienti, perché nel cammino il paesaggio è divenuto esperienza interiore.

Un’esperienza capace, tuttavia, di suggerire buone pratiche e stili di vita più autentici, calate le vesti e le maschere del vivere urbano contemporaneo, e che con le storture del presente finisce per scontrarsi in maniera molto pratica, ad esempio laddove il paesaggio è insidiato dai rifiuti, i fiumi sono inquinati, il camminare è impedito dalle macchine.

Camminare diventa un gesto civile, e perfino una scelta politica, improntata verso un uso diverso del mondo. L’osservazione ci porta a conoscere quella parte del pianeta che ci troviamo ad abitare, il suo stato di salute, e la tutela del territorio potrà partire proprio dalla frequentazione, dal fatto di ricominciare a percorrere i luoghi, le campagne, oltre gli ultimi palazzoni e le tangenziali.

Uno degli ultimi fatti di cui mi sono occupato nel vecchio blog è stato dare notizia del rinvenimento di una gran mole di rifiuti lungo le sponde del Canale Reale, nell’agro di Mesagne (Brindisi), dopo i lavori di pulizia del letto realizzati dall’Arneo. All’epoca – era febbraio – avevo scritto una lettera aperta sulla questione. La ripropongo qui perché, al di là della denuncia della presenza di rifiuti, contiene un’idea di come sarebbe possibile rivalutare la campagna, creando tanti percorsi per “camminanti”, ossia per viaggiatori lenti, immersi nel territorio, capaci di un approccio rispettoso all’ambiente e veicolanti, con la loro stessa presenza, la necessità di una maggiore cura di ciò che ci circonda.

Foto di Paolo Summa.

La lettera aperta:

Basterebbe poco. Basterebbe davvero poco per riscoprire la natura, i campi oltre le strade, la nostra dimensione di abitanti del mondo, non di infrastrutture di cemento: sarebbe sufficiente una traccia di sentiero, il prendere e partire, magari un poco d’attenzione – istituzionale – al problema dei randagi.

Qualche giorno fa sono andato a passeggiare lungo il Canale Reale, all’altezza di Mesagne, con l’intenzione di verificare coi miei occhi la presenza di rifiuti lungo le sponde registrata nei giorni scorsi da residenti della zona e denunciata da alcune testate.

Sono rimasto colpito dal contrasto tra la pulizia del letto del canale, dopo i lavori di bonifica del consorzio Arneo, e la presenza capillare d’immondizia lungo l’argine, tra le canne abbattute. Contenitori, flaconi di detersivo, giocattoli… Sull’altra riva, insieme a calcinacci, mi è sembrato di scorgere dell’amianto.

Com’è ovvio, scrivo questa lettera per sollecitare le istituzioni, i media e la società civile ad attivarsi perché si giunga, nel più breve tempo possibile, alla rimozione dei rifiuti, e perché siano appurate le responsabilità dell’accaduto.

Devo però aggiungere che, dopo un poco, i campi e il canale, sia pure nelle condizioni descritte, hanno saputo distogliere il mio sguardo dalla spazzatura: man mano che camminavo, sono stato conquistato dal silenzio, dall’odore della terra, dallo scrosciare dell’acqua in prossimità di qualche piccolo salto. Il corso piega, si meandrizza, e la campagna lo segue: compaiono i primi uccelli…

Sarebbe facile, mi dico, trasformare in itinerario pedonale un luogo come questo, un’eccezionale risorsa ambientale, storica e – in prospettiva – turistica (48 chilometri dalla sorgente al mare, attraverso gli ulivi e i campi, fino alla riserva naturale di Torre Guaceto).

Sarebbe sufficiente la volontà di farlo, tanto da parte dei comuni lambiti, quanto della loro popolazione. Probabilmente, l’unico modo per tutelare i beni naturali che ci circondano è cominciare a utilizzarli, a percorrerli, a fruirne la bellezza, presidiando in tal modo il territorio e restituendogli considerazione e importanza.

Mario Badino
(Mesagne)

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